Rinuncia del posto fisso e smart working, anche in Italia dopo la pandemia il lavoro sta cambiando.

Se c’è una cosa positiva che ha portato la pandemia è il modo di concepire il lavoro. Lo smart working forzato ha portato ad una rivalutazione del modo in cui si lavora. Lo sfruttamento delle aziende con stage non retribuiti hanno stancato i giovani lavoratori che non sono disposti a tutto per lavorare. Ma ci sono delle criticità molto ampie che vedono la disoccupazione che va di pari passo alla mancanza di personale.

Le aziende, così come la Pa, devono fare i conti con la nuova concezione del lavoro. Molte si lamentano della mancanza di personale seppur ci sono molti disoccupati. Ma il problema è sempre una questione di stipendi. In un paese in cui non è previsto il salario minimo, alcuni stipendi non arrivano a 3 euro all’ora.

L’associazione del turismo lamenta la mancanza di 300mila stagionali che metterebbe a rischio l’economia italiana con una perdita di 6,5miliardi. Poi le accuse da Al Bano a Briatore contro i giovani che non vogliono lavorare, vogliono solo weekend liberi. La differenza è che non è che i giovani non vogliono lavorare è che sono stanchi di essere schiavi della grande economia senza che niente entri nelle loro tasche, facendo turni disumani e ricevendo stipendi da fame. Magari giovani che sono laureati e con più titoli.

Smartphone, appunti e block notes
Smartphone, appunti e block notes

Il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini ha detto che “dei 320 funzionari di amministrazione che sono stati messi a concorso, una quota consistente ha rinunciato evitando di prendere servizio a meno che non gli fosse stata indicata una sede al Sud”. Da qui, il problema dei stipendi della Pa.

C’è poi il tema delle grandi dimissioni. Sono sempre più i lavoratori che si licenziano e cambiano lavoro. L’era della post pandemia ha portato la ricerca del benessere nel lavoro, cosa che spesso si metteva da parte. Ora si sono aperti nuovi scenari.

Secondo il presidente dell’Inps Pasquale Tridico: “Se c’e’ un mercato, c’e’ un’offerta e una domanda. Se la domanda di lavoro non soddisfa l’offerta, allora quest’ultima deve adeguare le sue condizioni, che possono essere condizioni remunerative, aziendali, di ore lavorate”, ha detto. “Anche gli Stati Uniti hanno questi stessi fenomeni, ma vengono affrontati con un tasso di polemica molto inferiore” condannando la retorica dei giovani che non vogliono lavorare e le polemiche degli imprenditori.

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ultimo aggiornamento: 30-05-2022


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