La questione energetica è ormai centrale nel conflitto con la Russia e ci riguarda direttamente. Ma cosa stiamo facendo a riguardo?

Il presidente del Consiglio Mario Draghi in un’intervista al Corriere della Sera parla della crisi energetica e ritorna sulla domanda provocatoria della pace in alternativa al condizionatore. “Il sacrificio, in questo caso, è contenuto, pari a qualche grado di temperatura in più o in meno. La pace è il valore più importante, indipendentemente dal sacrificio, ma in questo caso il sacrificio è anche piccolo.

Per il premier Draghi la questione è risolvibile e non è una reale crisi. Per lui non sarebbe un problema abbandonare il gas russo. Ma come mai questo entusiasmo? Draghi si mostra molto fiducioso sull’argomento e sulle rinnovabili, mentre gli esperti non trovano un riscontro concreto nella situazione reale.

“Il governo ha già approvato norme per sbloccare gli investimenti nelle energie rinnovabili” assicura Draghi che ha intenzione di andare in questa direzione e non gravare sulle spese degli italiano. Draghi è sereno anche sul prossimo inverno e sulle scorte di gas. “Siamo ben posizionati. Abbiamo gas negli stoccaggi e avremo nuovo gas da altri fornitori. Se anche dovessero essere prese misure di contenimento sarebbero miti. Stiamo parlando di una riduzione di 1-2 gradi del riscaldamento e variazioni analoghe per i condizionatori”.

Mario Draghi
Mario Draghi

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Le soluzioni di Draghi sull’energia

Secondo il presidente del Consiglio, inoltre, l’Europa deve fare qualcosa di concreto per allontanarsi dalla Russia e abbandonare la sua dipendenza dal gas russo. La soluzione per il premier è partire con l’imporre un “tetto” al prezzo del gas russo. In questo modo si rafforzeranno le sanzioni per la Russia ma il loro impatto sulle nostre economie sarà alleggerito. L’Europa per Draghi dovrebbe iniziare a comandare le regole del gioco, arrivati a questo punto.

Con il nuovo accordo con l’Algeria Draghi si sente più ottimista riguardo alla situazione energetica in Italia. Ma nemmeno questo, stando a quanto sappiamo, può bastare. L’Algeria dovrebbe diventare il nostro principale fornitore di metano (al momento è il secondo col 23% del totale, dietro alla Russia, che ce ne vende il 43%). Inoltre, l’Italia ha provveduto ad aumentare le importazioni dagli altri paesi fornitori come l’Azerbaijan e il Qatar.

«La diversificazione è possibile e attuabile in tempi relativamente brevi, più brevi di quanto immaginassimo solo un mese fa», garantisce il premier. Ma per gli esperti questo entusiasmo non regge, anche perché si tratta di accordi con paesi ritenuti inaffidabili e non riusciremmo a sostituire tutto il nostro fabbisogno energetico.

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ultimo aggiornamento: 20-04-2022


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