Le parole del premier Draghi in conferenza stampa con i ministri Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti, in merito alle riforme del Governo.

La conferenza stampa del premier Mario Draghi assieme al ministro ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando e al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti è iniziata con qualche minuto di ritardo. Dopo l’incontro avuto oggi con i sindacati e il meeting di ieri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Mario Draghi ha parlato delle strategie da implementare per combattere la crisi economica.

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Le parole del premier Draghi

“Questa conferenza stampa ha al centro l’incontro di oggi con i sindacati, molto positivo. Voglio subito ringraziare Landini, Sbarra e Bombardieri per la loro disponibilità e il loro contributo. Grazie a i ministri che hanno partecipato: Giorgetti, Orlando, Brunetta e Patuanelli. Nei mesi scorsi, ho auspicato che potesse esserci un nuovo patto sociale per gestire la fase che attraverseremo nei prossimi mesi. Lo scopo del patto è la continuazione della crescita e la protezione del potere d’acquisto di lavoratori, pensionati e famiglie”. Queste le parole con cui il premier Mario Draghi ha iniziato la conferenza.

L’economia italiana continua a crescere, ma le previsioni sono piene di rischi, tra cui l’aumento del costo della vita. Complessivamente, la nostra economia, al momento, sta andando meglio delle attese, ma sarei esitante a estrapolare questo nei prossimi trimestri. L’inflazione – ha affermato Draghi – erode il potere di acquisto delle famiglie, soprattutto di quelle deboli, e aumenta i costi di produzione delle imprese. Dobbiamo intervenire per sostenere l’occupazione e affrontare le disuguaglianze, dobbiamo difendere pensioni e salari. Da lì nasce l’idea di questo incontro di stamattina. Per far questo, occorre un coinvolgimento pieno del Governo con le parti sociali”.

Gli incontri previsti dal premier

Prevediamo degli incontri su una serie di temi: l’energia, la trasformazione dei settori produttivi – l’automotive, l’acciaio – degli incontri sul Pnrr, sulla legge di bilancio, ma anche sul precariato, alla luce degli ultimi dati emersi negli ultimi giorni. Inoltre, abbiamo presentato ai sindacati le linee su alcuni temi chiave: i contratti collettivi e il cuneo fiscale, la riduzione carico fiscale per i lavoratori. Abbiamo concordato un nuovo incontro tra due settimane, con la presentazione di un provvedimento corposo. Prima di discuterlo con il cdm, avremo un altro incontro con le forze sociali”, ha dichiarato il premier.

Mario Draghi
Mario Draghi

Gli interventi da fare e le manovre già avviate

Voglio ricordare che il Governo ha fatto già molto per le famiglie e le imprese. Abbiamo stanziato 33 miliardi di euro – un tempo cifre di una o due finanziarie – necessari per contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia, specie sui più deboli. Nella scorsa legge di bilancio, abbiamo fatto l’esonero contributivo per i lavoratori dipendenti, abbiamo sostenuto i redditi di 28 milioni di italiani, con un contributo di 200 euro per uno. Ora è importante effettuare interventi strutturali e interventi sui salari. Vogliamo ridurre il carico fiscale sui lavoratori a partire dai salari più bassi. Non vogliamo però che aumentino i tassi di interesse. Queste le parole del premier per quanto riguarda gli interventi passati e futuri del Governo, a sostegno degli italiani.

“Poi, c’è un’altra questione: il rinnovo dei contratti collettivi. L’osservazione che ho fatto è la seguente: la contrattazione collettiva è il punto di forza del nostro modello industriale. Non è accettabile che alcuni contratti siano scaduti da tre o nove anni. Abbiamo avuto importanti rinnovi negli ultimi mesi, ora bisogna rinnovare i contratti scaduti nel commercio e nei servizi”, ha affermato Draghi. “Infine, c’è un’ulteriore questione: la necessità di un salario che copra tutti i lavoratori. Quelli non coperti da contratti collettivi, infatti, sono vulnerabili. Dobbiamo agire nel loro interesse. A livello europeo, non è stata approvata una direttiva sul salario minimo. Da ciò, il governo intende muoversi su questa direzione”.

Le parole del ministro Orlando

Draghi ha passato dunque la parola al ministro del Lavoro Andrea Orlando, che ha affermato: Stiamo cercando di costruire un meccanismo che tenga insieme la contrattazione e un minimo salariale per chi è soggetto a contratti pirata. Un’ipotesi sulla quale stiamo lavorando è la possibilità di utilizzare come riferimento i contratti firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Questo non escluderebbe i contratti con salari bassi, ma aiuterebbe un rafforzamento di posizione, innescando un meccanismo che può aumentare la media dei salari. Abbiamo 2 milioni e mezzo di persone senza contratto: una fascia del lavoro importante, che coincide con la fascia del lavoro povero, che ormai pesa per un quinto del mercato del lavoro.

Andrea Orlando
Andrea Orlando

“Abbiamo riflettuto su come utilizzare le forme di sgravio come elemento di stimolo alla qualità del lavoro, evitando forme di sgravio generalizzato. C’è stato un confronto aperto su come stimolare il rinnovo dei contratti collettivi. È positivo il fatto che nell’agenda collegiale sia entrato il tema della precarietà del lavoro, un tema importante insieme all’inflazione, che ci deve preoccupare, ha concluso il ministro Orlando.

Le domande dei giornalisti

Un giornalista ha chiesto al premier Draghi se il documento presentato dall’ex premier Giuseppe Conte presentasse dei punti in comune con l’agenda di Governo. Draghi ha risposto: “Quando ho letto quella lettera ho trovato molti punti di convergenza con l’agenda di Governo. I temi trattati oggi con i sindacati sono in quella direzione. Era necessario sollevare quei punti. Si accetta l’ipotesi di un salario minimo legato al trattamento economico complessivo basato sulle trattative più diffuse. C’è l’esigenza di fare qualcosa sul lavoro povero, l’intervento del Governo è necessario. Se questo coincide con l’agenda di Conte sono molto contento io, e forse anche lui.

Successivamente una giornalista ha chiesto al premier quali fossero le priorità del Governo, e se gli interventi verranno fatti prima della legge di bilancio. Si interverrà prima della fine di luglio – ha risposto Draghi – con mezzi e strumenti per mitigare gli effetti dell’aumento del prezzo dell’energia. I dettagli sono in corso di valutazione. Le aree sono quelle trattate in passato: le bollette, le accise sulla benzina, il gasolio, ma anche interventi basati sul reddito dell’individuo. Tutto è in valutazione, ma sono valutazioni complesse. L’intenzione del governo c’è: non si spendono 33 miliardi senza la convinzione che il governo debba aiutare le famiglie italiane a superare questo momento difficile”.

Un governo senza i 5 Stelle è possibile?

Un giornalista ha dunque chiesto a Draghi se fosse pronto a ripresentarsi per verificare se il governo goda della maggioranza, qualora i 5 Stelle non votino la fiducia al decreto legge Aiuti. Lo chieda al presidente Mattarella – ha risposto Draghi, riferendosi al rinvio alle camere, come specificato successivamente – Ho già detto che secondo me non c’è un Governo senza i 5 Stelle. Come ho già detto che secondo me non c’è un Governo Draghi. Il Governo ha affrontato abbastanza bene questa situazione di fibrillazione. Queste fibrillazioni sono importanti perché riguardano l’esistenza del Governo, ma diventano più importanti se il Governo non riesce a lavorare. Il Governo ora riesce a lavorare. Se il governo non riuscisse più a lavorare, il Governo perderebbe il suo senso di esistere”.

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Una giornalista ha infine chiesto al premier chi fosse a “minacciare sfracelli”, puntando il dito verso i leghisti. Draghi ha glissato sull’identità dei riottosi, rimarcando quanto segue. “Il punto è che se si ha la sensazione che è una sofferenza straordinaria stare in questo governo, che non si ha nessuna soddisfazione, bisogna essere chiari. Se il governo riesce a lavorare continua, se non riesce a lavorare non continua, ha concluso Draghi.

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ultimo aggiornamento: 12-07-2022


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