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El Chapo, chi è Joaquín Guzmán tra evasioni, arresti e condanna
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El Chapo, chi è Joaquín Guzmán e come riuscì a evadere due volte dal carcere

Joaquin Guzman El Chapo

Joaquín “El Chapo” Guzmán è stato il capo del cartello di Sinaloa. La sua storia è segnata da due evasioni clamorose dal carcere messicano.

Ci sono criminali che finiscono per diventare un simbolo di un’intera stagione di violenza e potere. Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, conosciuto in tutto il mondo come El Chapo, è il simbolo per eccellenza di questo tipo di criminalità. Per anni è stato indicato come il capo del cartello di Sinaloa, una delle organizzazioni criminali più potenti del Messico, capace di costruire rotte del narcotraffico, corrompere funzionari e alimentare una rete internazionale enorme. La sua fama, però, è cresciuta anche per un altro motivo: le sue evasioni dal carcere, diventate quasi leggenda.

Arrestato in Guatemala nel 1993 e poi estradato in Messico, Guzmán riuscì a trasformare anche la detenzione in una dimostrazione di potere. La prima evasione arrivò nel 2001 dal carcere di Puente Grande. Le ricostruzioni più accreditate non parlano di un tunnel, ma di una fuga resa possibile dalla complicità di guardie e funzionari corrotti; per anni ha circolato anche la versione del carrello della biancheria, mentre le fonti più solide insistono soprattutto sull’aiuto interno ricevuto.

Arresto Polizia
Arresto Polizia

Joaquín “El Chapo” Guzmán: le due evasioni e il tunnel che umiliò il Messico

Dopo oltre tredici anni di latitanza, El Chapo venne catturato di nuovo nel febbraio 2014 a Mazatlán, al termine di un’operazione condotta dalle autorità messicane con il supporto investigativo statunitense. Sembrava la fine della sua fuga, ma non fu così. La notte dell’11 luglio 2015 riuscì infatti a evadere ancora una volta dal carcere di massima sicurezza di Altiplano, nei pressi di Toluca. Stavolta il tunnel c’era davvero, ed era impressionante: partiva da un’apertura sotto la doccia della sua cella e conduceva, attraverso oltre 1,5 chilometri di passaggio sotterraneo rinforzato, illuminato e ventilato, fino a una casa in costruzione. All’interno sarebbe stato usato persino un mezzo su rotaia o una moto per trasportare terra e materiali durante i lavori.

Quella fuga ebbe un impatto enorme perché mostrò in modo brutale il livello di organizzazione e di complicità che ruotava attorno al boss. Non si trattava soltanto di un’evasione, ma di un colpo simbolico allo Stato messicano. Il tunnel sotto la doccia di una delle prigioni più sorvegliate del Paese trasformò ancora una volta El Chapo in una figura quasi mitologica, sospesa tra cronaca nera, corruzione e potere criminale.

La ricattura, il processo negli Stati Uniti e la condanna finale

La sua libertà durò pochi mesi. El Chapo venne ricatturato l’8 gennaio 2016 a Los Mochis, nello stato di Sinaloa, durante un’operazione che riportò il suo nome al centro delle cronache di tutto il mondo. L’anno successivo fu estradato negli Stati Uniti, dove affrontò uno dei processi più seguiti degli ultimi anni. Nel 2019 fu riconosciuto colpevole e condannato a ergastolo più 30 anni di carcere, oltre alla confisca di miliardi di dollari.

È anche per questo che il nome di El Chapo continua a tornare ogni volta che si parla dei grandi boss del narcotraffico. Non solo per il ruolo avuto nel cartello di Sinaloa, ma perché la sua storia riunisce tutti gli elementi che rendono un personaggio criminale impossibile da dimenticare: il potere costruito nel traffico di droga, la corruzione che lo ha protetto, due evasioni clamorose e una seconda fuga diventata il simbolo di un sistema violato dall’interno.

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ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2026 21:07

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