A parte gli equilibri parlamentari, si preannuncia un avvio di legislatura complicato alla Camera in un’ottica procedurale.

Sarà prevedibile infatti che la mancata riforma del Regolamento dopo la riduzione del numero dei deputati, implichi la difficoltà per quanto riguarda l’organizzazione dei lavori e gli assetti delle forze politiche.

Sarebbero due nel dettaglio le questioni che rischiano di produrre conseguenze negative. In primis, la mancata diminuzione del numero minimo di componenti necessario per dar vita ad un Gruppo, attualmente fissato e rimasto a 20, pari al 3,1 per cento calcolato sul vecchio plenum dell’Assemblea di 630 deputati, ma che sale al 5 con il taglio a 400.

Il rischio è che ci siano partiti con una rappresentanza a Montecitorio ma con un numero di eletti da non consentire la formazione di un Gruppo e da rendere quindi necessaria un’eventuale deroga da parte dell’Ufficio di presidenza.

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I problemi

Altra questione che potrebbe rivelarsi complicata da sciogliere è quella legata al numero delle competenze delle commissioni permanenti, inalterate nonostante la diminuzione dell’ala dalla quale selezionare i componenti, con l’implicazione reale che si crei un intoppo nella programmazione e nel calendario dei lavori.

Non è casuale che proprio su questi due temi si sia focalizzato il lavoro della Giunta del Regolamento del Senato, dove al fotofinish, si è riusciti ad approvare all’unanimità una riforma delle norme interne che disciplinano l’attività dell’Assemblea di Palazzo Madama. D’ora in poi saranno sufficienti 6 senatori e non più dieci per costituire un Gruppo, con una percentuale invariata, pari al 3 per cento, rispetto al plenum che va dai 315 a 200 componenti.

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ultimo aggiornamento: 22-09-2022


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