Dopo anni, Elsa Fornero racconta alcuni retroscena legati alla riforma che la vide protagonista di critiche e duri attacchi.
In passato era stata protagonista di una intervista molto intima che l’aveva vista raccontare dettagli sulla sua famiglia e anche su una problematica di salute che aveva vissuto da giovane. Adesso, a La Stampa, Elsa Fornero ha affrontato un tema decisamente noto: quello della riforma delle pensioni che porta il suo nome e le tante critiche subite negli anni.

Elsa Fornero e la riforma delle pensioni nel governo Monti
Il nome di Elsa Fornero è associato alla riforma delle pensioni che nel corso del governo Monti aveva fatto tanto discutere. La donna fu presa di mira, e lo è spesso ancora oggi, per le scelte che fu obbligata a prendere per il bene dell’Italia. A La Stampa, proprio in merito a quei provvedimenti, ora la donna ha raccontato: “Al primo Consiglio dei ministri, subito dopo il giuramento, il 16 novembre 2011, Mario Monti – che mi aveva chiesto la sera prima di far parte del governo – mi dà il compito di preparare la riforma delle pensioni. Alla mia domanda – ‘quanto tempo ho?’ – risponde: ‘Due settimane, massimo venti giorni'”.
La necessità di quell’intervento era sotto gli occhi di tutti. Il testo arrivò in Cdm il 5 dicembre 2011: “Non perché volessimo mostrare di riuscire dove la politica aveva fallito, ma perché il dissesto finanziario del Paese era percezione chiara e diffusa. Quando uno Stato ha bisogno di prestiti e riesce a ottenerli solo a tassi di interesse che, con lo spread, ne rispecchiano il rischio di insolvenza, si trova inevitabilmente in una situazione di pre-insolvenza ed è impossibile non intervenire su capitoli importanti della spesa pubblica”, ha spiegato la Fornero.
Le riflessioni sui cittadini
Dopo aver dato ulteriori spiegazioni tecniche e aver parlato di come, al netto del via libera alla riforma arrivato con un’ampia approvazione, in pochi alla fine sostennero pubblicamente le scelte della Fornero lasciandola, di fatto, “da sola”.
Una situazione che si è quindi riflessa anche sui cittadini che dopo tanti anni da quella riforma, forse, ora hanno capito: “Spesso incontro persone che mi dicono: ‘Professoressa, io l’ho odiata. Ma poi ho capito‘”.
La Fornero ha spiegato di non aver avuto possibilità di dialogo e di spiegazioni ma non ha rinnegato l’intervento: “L’urgenza mi spinse a puntare sulla collaborazione e sulla fiducia tra le persone; ero convinta che la gravità della situazione lo giustificasse. Alcune persone questa fiducia la meritavano pienamente, altre erano più scaltre e meno animate da senso civico. È sempre così, del resto. E poi mi è mancata una vera possibilità di dialogo con il mondo del lavoro. Anche le imprese, che pure avevano richiesto a gran voce la riforma, furono prese in contropiede”.