Coronavirus, il microbiologo Crisanti: “Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose”.

Mentre il governo spera di piegare la curva epidemiologica del coronavirus, ci avviciniamo rapidamente al Natale, un periodo cruciale per l’economia oltre che per la capacità di aggregazione sociale, non nei termini di assembramenti tra le persone ma nei termini di coinvolgimento emotivo.

Crisanti, “Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose”

Il primo campanello di allarme arriva dal microbiologo Crisanti che parla di un lockdown funzionale che possa abbassare la curva dei contagi.

Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose. Si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo“, ha dichiarato Crisanti come riportato da la Repubblica.

“L’impatto che le misure adottate dal Governo avranno lo sapremo tra un paio di settimane. Sono misure di buonsenso che hanno un impatto sulla qualità della vita, penso che dovremmo invece concentrarci sulla capacità che abbiamo di bloccare la trasmissione del virus sul territorio”.

Albero di Natale Milano

Il Natale ai tempi del coronavirus

Ci sono pochi dubbi sul fatto che quello del 2020 sarà un Natale diverso, e solo nelle prossime settimane capiremo che tipo di Natale sarà effettivamente. Potremo organizzare le classiche tavolate di amici e parenti? Potremo spostarci per raggiungere i cari lontani o per trascorrere le vacanze in montagna, ad esempio?

Realisticamente parlando, al momento non è possibile e soprattutto non lungimirante dare una risposta a queste domande. Sicuramente il governo lavora e continuerà a farlo per salvare il Natale o almeno non andare ad incidere in maniera significativa sulla festività per eccellenza.

Questo per una serie di ragioni. La prima, come accennato, è prettamente economica. L’Italia non può permettersi un Natale sotto tono. La speranza è che la piccola economia riprenda slancio proprio approfittando delle feste. Ad esempio. Il secondo motivo è psicologico. Imporre restrizioni nel periodo natalizio avrebbe un contraccolpo non indifferente sugli italiani e il malumore potrebbe trasformarsi in insofferenza. L’insofferenza potrebbe tradursi nel rifiuto di ogni tipo di norma contro il coronavirus. Atteggiamento che potrebbe far precipitare la situazione dal punto di vista epidemiologico.

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ultimo aggiornamento: 14-10-2020


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