A Dicembre il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a 100 dollari al barile, intanto l’Arabia Saudita si è schierata con Putin.

Tutti i potenti dell’Occidente non aspettato molto per recarsi in Arabia Saudita ad elemosinare petrolio. Dopo la notizia del taglio sul carburante insieme alla crisi del gas, la questione si fa sempre più accesa. Peccato però che, intanto, il principe ereditario, Mohammed bin Salman, abbia deciso di schierarsi con Putin.

mappa, cartina Arabia Saudita
mappa, cartina Arabia Saudita

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La corsa per il petrolio

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, la crisi ha invaso tutto il mondo e non solo i territori interessati dal conflitto. La questione del gas è già un’emergenza da mesi che l’Ue sta cercando di fronteggiare con gli strumenti a disposizione. Dopo la notizia del taglio del carburante, tutto l’Occidente corre ad elemosinare del petrolio al principe ereditario, Mohammed bin Salman, in Arabia Saudita.

A partire dall’ex premier britannico Boris Johnson, al presidente americano Joe Biden, terminando con il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Il francese Emmanuel Macron lo ha invece invitato a Parigi. Gli incontri sono stati accolti a braccia aperte, intraprendendo anche i discorsi sull’intervento militare nello Yemen o all’uccisione del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi nell’ambasciata saudita di Istanbul avvenuta quattro anni fa.

Alleanza Arabia Saudita-Russia

Eppure, bin Salman ha deciso di schierarsi con Putin, con cui ha concordato ieri il primo taglio della produzione di petrolio nel tentativo di aumentare i prezzi. L’obiettivo sarebbe stato quello di contrastare gli sforzi di Usa e Europa per bloccare le enormi entrate che Mosca ricava dalla vendita del greggio, e che utilizza per finanziare la guerra in Ucraina.

Il gruppo ha abbassato la produzione collettiva di petrolio di 2 milioni di barili al giorno, pari a circa il 2% del consumo globale. E’ stato inoltre deciso di prorogare di un anno l’accordo che ha creato l’Opec Plus (una combinazione dell’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio di cui fanno parte in maniera regolare 13 nazioni ma non la Russia) con Mosca e i suoi alleati. La scadenza dell’alleanza era prevista per il prossimo dicembre, ma ora questa mossa dona più forza al Cremlino che avrà maggiore potere rendendo più costoso per l’Occidente adottare misure contro la Federazione.

“Nella misura in cui i prezzi aumenteranno, sarà molto più difficile per l’Europa procedere con le sanzioni sul petrolio russo a dicembre”, ha dichiarato Bhushan Bahree, direttore esecutivo di S&P Global Commodity Insights.

A dicembre entrerà in vigore il bando totale del greggio russo in Ue, ed è stato anche concordato un price cap sul suo acquisto per coloro che lo comprano per rivenderlo in Paesi terzi. Con l’aumento sui prezzi dell’energia queste misure potrebbero diventare un peso per l’Unione. I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 5% e il Brent, il riferimento internazionale, è salito a 93,95 dollari al barile dopo la notizia del taglio, e si prevede che per Natale potrebbe arrivare a 100.

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ultimo aggiornamento: 06-10-2022


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