Cingolani lascia al governo Meloni la proposta dei trenta giorni di stop alla produzione delle imprese contro la crisi energetica.

Se le famiglie spegneranno il gas per far cuocere la pasta in pentola, le imprese cosa spegneranno? Da quello che emerge dalla proposta di Cingolani, le aziende potrebbero essere costrette a “spegnere” la propria produzione per trenta giorni. Si valutano i periodi e le modalità più efficaci per farlo, ma i rischi sul bilancio pubblico vanno considerati.

Roberto Cingolani
Roberto Cingolani

Emergenza sulla crisi energetica e gli italiani adottano già diversi metodi per risparmiare, sia gas che luce. Ma l’ultima proposta che arriva riguarda più le imprese che le famiglie: la misura che sta per avere l’approvazione definitiva riguarda trenta giorni di stop della produzione causa razionamento dell’energia elettrica, tra dicembre e febbraio.

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Il piano per risparmio energetico

La misura scatterebbe nel caso si renda necessario un’interruzione obbligatoria dei consumi del sistema industriale, a causa dell’assenza di rifornimenti di gas russo. Il piano è già sul tavolo del ministro Cingolani in vista del passaggio di consegne con il prossimo governo.

Si parte dal regolamento europeo approvato a luglio scorso: questo stabilisce che ogni Stato riduca in modo volontario il 15% del consumo del gas, tra il primo agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Anche il sistema industriale ha iniziato a organizzarsi in questo senso, in particolare Confindustria che – in collaborazione con Snam – ha realizzato un sondaggio proposto alle imprese.

Dai dati che emergono sulle risposte ottenute, si rileva che il periodo più delicato è gennaio, in cui si registra il maggiore consumo e c’è anche la maggiore probabilità che si verifichi la giornata di punta dell’intero anno.

Quali sono le soluzioni?

Quindi vengono ipotizzate due soluzioni: l’interruzione totale del gas russo a partire dal prossimo primo novembre oppure dal primo gennaio 2023. Il primo caso comporterebbe una riduzione di volumi di 6,45 miliardi di metri cubi, ma c’è il rischio che le misure prospettate non funzionino al 100 per cento materializzando un gap di 1,15 miliardi di metri cubi.

Se invece lo stop del gas partisse dal primo gennaio, allora non emergerebbero particolari problemi anche in caso di efficacia solo parziale delle misure già previste. In qualunque caso, però, l’interruzione del gas ha un costo per il bilancio pubblico, perché va indennizzata. Ieri il presidente di Confindustria Bonomi ha però fatto notare che “se non si realizzeranno tutte le condizioni, come i rigassificatori, si entrerà in crisi per l’inverno”.

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ultimo aggiornamento: 17-10-2022


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