L’omicidio di Shanann Watts e delle figlie Bella e Celeste, il ritrovamento dei corpi, la confessione di Chris Watts e la condanna all’ergastolo.
Il 13 agosto 2018, nella cittadina di Frederick, in Colorado, venne denunciata la scomparsa di Shanann Watts, 34 anni e incinta di 15 settimane, e delle sue due figlie: Bella, 4 anni, e Celeste, 3.
Il marito e padre delle bambine, Christopher “Chris” Watts, dichiarò inizialmente di non sapere dove si trovassero. Comparve anche davanti alle telecamere chiedendo il loro ritorno, mentre polizia, FBI e Colorado Bureau of Investigation avviavano le ricerche.
Gli investigatori concentrarono presto l’attenzione sull’uomo. Le sue dichiarazioni apparvero contraddittorie e, durante gli interrogatori, emerse anche l’esistenza di una relazione extraconiugale.

Famiglia Watts: la falsa versione e il ritrovamento dei corpi
Durante le prime dichiarazioni, Watts sostenne di avere ucciso Shanann dopo averla vista aggredire le bambine. Quella ricostruzione venne successivamente abbandonata: dichiarandosi colpevole, ammise la responsabilità per tutti e tre gli omicidi.
I corpi furono ritrovati in un sito petrolifero appartenente alla società per cui lavorava. Shanann era stata sepolta in una fossa poco profonda, mentre Bella e Celeste erano state nascoste all’interno di due distinti serbatoi di petrolio.
Secondo la ricostruzione presentata dall’accusa, Shanann morì per strangolamento e le bambine per soffocamento. Watts fornì però nel tempo versioni differenti sull’esatta sequenza degli omicidi.
Il patteggiamento e le cinque condanne all’ergastolo
Il 6 novembre 2018, Chris Watts si dichiarò colpevole di nove capi d’accusa: cinque per omicidio di primo grado, uno per l’interruzione illegale della gravidanza e tre per la manomissione dei corpi.
La Procura rinunciò a chiedere la pena di morte, con il consenso dei familiari delle vittime, in cambio dell’ammissione di colpevolezza per tutte le imputazioni. Il 19 novembre 2018, Watts ricevette cinque condanne all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, tre delle quali consecutive, oltre ad altri 84 anni di reclusione.
Durante l’udienza, l’accusa indicò come possibile spiegazione il desiderio di Watts di iniziare una nuova vita e proseguire un’altra relazione. Lo stesso procuratore riconobbe, tuttavia, che soltanto l’assassino poteva spiegare pienamente il perché della strage.
Non essendosi celebrato un processo dibattimentale, il movente non è stato definito da un verdetto specifico. È invece definitiva la responsabilità penale di Watts, condannato a trascorrere il resto della vita in carcere.