Il conto corrente di Giorgia Meloni spiato e le conseguenze dell’azione illecita. Ecco chi era il responsabile e cosa gli è successo.
La Procura di Bari ha chiuso le indagini su Vincenzo Coviello, 54enne di Bitonto ed ex dipendente della filiale Intesa Sanpaolo di Bisceglie, accusato di aver effettuato per anni accessi ai dati bancari di migliaia di clienti. L’inchiesta riguarda un’attività che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe andata avanti dal 2020 al 2024 e avrebbe coinvolto complessivamente 3.572 persone tra cui anche la Premier Giorgia Meloni, da poco chiacchierata anche per una telefonata ritenuta “sospetta” avvenuta in pubblico.

Giorgia Meloni e gli altri “spiati”
Tra i clienti i cui dati sarebbero stati consultati figurano anche 23 “personaggi politicamente esposti”. Nell’elenco ci sono, come detto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Tra le persone interessate risultano inoltre Silvio Berlusconi, i cui dati sarebbero stati consultati fino al giorno della sua morte, il 12 giugno 2023, e Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea.
L’elenco comprende anche Giuliano Amato, Mario Draghi, Luigi Di Maio, le ex ministre Mara Carfagna, Daniela Santanchè e Mariastella Gelmini e l’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Meloni, secondo quanto emerso dall’indagine, sarebbe stata controllata fino a circa un mese prima della sua nomina a presidente del Consiglio.
I dettagli
Come riferito dall’ANSA, a Coviello vengono contestati, tra gli altri, l’accesso abusivo al sistema informatico, il procacciamento illecito di notizie riguardanti la sicurezza dello Stato, plurime e sistematiche violazioni delle norme sulla privacy e la rivelazione del segreto d’ufficio. Gli investigatori, con il supporto di consulenti specializzati nel contrasto al cybercrime, avrebbero ricostruito accessi “occulti, sistematici e prolungati”, effettuati utilizzando le credenziali professionali dell’ex dipendente.
La posizione di Intesa Sanpaolo è stata invece archiviata. La Procura ha sottolineato la collaborazione dell’istituto e la sua volontà di trasparenza, rilevando l’“adeguatezza del modello organizzativo” e l’assenza di un interesse o vantaggio per la banca. Al contrario, secondo gli inquirenti, l’istituto avrebbe subito un “gravissimo danno” sia sul piano reputazionale sia su quello patrimoniale.
Ora, dopo la chiusura delle indagini, la Procura potrebbe chiedere il rinvio a giudizio dell’ex dipendente.