Un post con insulti a Giorgia Meloni da parte di un magistrato sta facendo discutere anche le cose potrebbero non essere come sembrano.
Un messaggio offensivo contro Giorgia Meloni, apparso sulla pagina Facebook del pubblico ministero Alessandro Di Cicco, ha provocato un’ondata di reazioni sui social e sui media. Il contenuto, diffuso anche attraverso uno screenshot dall’agenzia Adnkronos, è stato successivamente cancellato. Il magistrato ha quindi presentato una denuncia alle forze dell’ordine, sostenendo che il suo profilo fosse stato violato da ignoti. Sulla vicenda dovrà ora fare luce la polizia postale.

Giorgia Meloni “nana borgatara”: i fatti
Al centro della controversia c’è un post nel quale la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, veniva attaccata per la decisione di non firmare il decreto relativo all’adeguamento degli stipendi dei magistrati. “La nana borgatara”, si leggeva nel messaggio, “non ha tempo di firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta. Povera Italia!”. Le parole hanno rapidamente alimentato l’indignazione, accompagnate da richieste di provvedimenti disciplinari e commenti critici nei confronti della magistratura. Tra le reazioni, anche accuse di body shaming e riferimenti all’orientamento politico delle toghe.
La verità dietro il post: la situazione
Nelle ore successive, Di Cicco ha diffuso un comunicato per spiegare quanto accaduto. Nella denuncia, il pm riferisce che domenica sera si trovava a cena con alcuni amici e aveva lasciato il telefono in automobile. Quando è tornato a prenderlo, ha trovato diverse notifiche relative al post. A quel punto, ha provveduto a cancellare il contenuto e ha segnalato l’accaduto alle autorità, dichiarando che persone non identificate avrebbero violato il suo account.
La vicenda si inserisce nella polemica sull’adeguamento delle retribuzioni dei magistrati e sul pagamento degli arretrati finora non corrisposti. Per alcuni esponenti della categoria, la scelta annunciata dalla premier rappresenta un motivo di forte contestazione. Il confronto, tuttavia, non giustifica gli insulti personali: lo stesso Di Cicco, secondo quanto riportato, avrebbe riconosciuto che non è ammissibile insultare.
Sulla vicenda è intervenuta anche l’Associazione nazionale magistrati, prendendo le distanze dal messaggio. “Il rispetto istituzionale è il prerequisito di ogni interlocuzione fra magistratura e governo”, ha dichiarato l’Anm, definendo profondamente inappropriate le parole rivolte alla presidente del Consiglio e ribadendo la propria ferma dissociazione. Resta ora da chiarire chi abbia pubblicato il post che è stato ripreso da diversi politici che hanno manifestato vicinanza alla Premier come Donzelli.
“Nana borgatara..”. L’attacco choc della toga contro la premier Meloni. Vogliono un miliardo di aumenti di stipendi. Inaccettabile https://t.co/1AxbPtCWsj
— Giovanni Donzelli (@Donzelli) October 19, 2026