Tra la strage di Capaci, dove perse la vita Giovanni Falcone, e quella di via D’Amelio, dove perì Paolo Borsellino passarono 57 giorni.

Proprio in quei giorni terribili, Paolo Borsellino cominciò ad indagare con veemenza, al fine di scovare la verità circa i segreti oscuri che stavano insanguinando l’Italia di quegli anni, intossicata dai rapporti loschi ed ambigui tra mafia e Stato.

Il 19 luglio 1992, una Fiat 126 imbottita di tritolo mise fine alle sue ricerche. Dopo 30 anni, i lati oscuri della stagione delle stragi in Italia, sono ancora irrisolti. Questioni inevase, depistaggi che cercano verità, morti che cercano giustizia. “Fu l’emblema dei depistaggi in Italia” dice Sandro Ruotolo, riferendosi alla strage di via D’Amelio ed a quello che avvenne dopo. “Una ferita ancora aperta che non si rimargina, in un paese dove la giustizia e la verità restano confinati alle versioni giudiziarie di veri e propri buchi neri della nostra storia contemporanea.

Murales Falcone Borsellino
Murales Falcone Borsellino

“La prima cosa che ricordo è la rabbia – confessa Sandro Ruotolo, ricordando i funerali della scorta di Paolo Borsellino – ci si chiedeva, ma come, 57 giorni fa è stato ucciso Giovanni Falcone e non siamo stati capaci di proteggere Paolo Borsellino?”. Quel funerale è passato alla storia per un vero e proprio assalto di popolo alla cattedrale di Palermo, dove rabbia e sete di giustizia presero di mira tutti i rappresentanti dello Stato, a cominciare da Oscar Luigi Scalfaro, appena eletto presidente della Repubblica. Fu un sussulto in quella stagione delle stragi, che avrebbe visto ancora le bombe e gli omicidi del 1993.

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ultimo aggiornamento: 19-07-2022


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