Emergenza coronavirus in Italia, il dpcm del 2 marzo sarà modificato: le nuove misure restrittive al vaglio del governo e degli esperti del Cts.

Il dpcm del 2 marzo sarà modificato e inasprito con nuove misure restrittive. È questa la via intrapresa dal governo che sarà ufficializzata nelle prossime ore. Nella giornata del 9 marzo è in programma una nuova riunione del Comitato Tecnico Scientifico, che fornirà ai ministri il quadro epidemiologico suggerendo alcune proposte per evitare che la terza ondata possa travolgere il nostro Paese.

Nuova stretta in Italia: preoccupa la diffusione delle varianti

Il governo e gli esperti sono preoccupati dalla diffusione delle varianti e dalla ripresa della curva dei contagi. Da settimane si assiste ad una pericolosa ripresa del virus e ormai ha preso corpo l’idea che le misure attualmente in vigore non siano sufficienti. Si deve intervenire rafforzando le misure per il contenimento del virus e limitando gli spostamenti. Un ultimo sforzo fino a quando non decollerà la campagna di vaccinazione. L’ipotesi più realistica è quella secondo cui la stagione delle riaperture possa iniziare dalla prossima primavera. Fino a quel momento si dovranno stringere ancora i denti. E per questo motivo si procede con la modifica del dpcm del 2 marzo, che sarà inasprito con nuove restrizioni.

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Emergenza coronavirus, il Dpcm del 2 marzo sarà modificato: le misure al vaglio

Sono diverse le ipotesi al vaglio del Cts e del Governo per far fronte alla ripresa dei casi.

Una delle ipotesi, come noto, è quella della Super Zona Rossa. Sostanzialmente si parla di un lockdown nazionale della durata di tre o quattro settimane. In questo arco di tempo si procederebbe con una vaccinazione di massa. Si tratterebbe di una soluzione valida contro l’emergenza sanitaria, ma il rischio è quello di assestare un duro colpo al tessuto economico nazionale. Con conseguenze gravi anche dal punto di vista sociale.

La seconda ipotesi prevede l’istituzione automatica di zone rosse lì dove si raggiungono i 250 casi ogni 100.000 abitanti nell’arco dei sette giorni. La proposta è logica. In queste zone scatta (o può scattare) la chiusura delle scuole, ma gli stessi ragazzi costretti a stare a casa in Dad potrebbero incontrarsi il pomeriggio ad esempio in un centro commerciale. Vanificando la dolorosa chiusura della scuola. Con l’istituzione della zona rossa invece si potrebbe uscire di casa solo per motivi di necessità. A quel punto il sacrificio della scuola potrebbe avere un senso.

La terza ipotesi che circola è quella che prevede l’istituzione di una zona rossa o arancione a livello nazionale durante il fine settimana o comunque nei giorni festivi e prefestivi. Sostanzialmente come avvenuto durante le vacanze di Natale. In questo caso sarebbe necessario intensificare i controlli sul territorio per evitare violazioni che renderebbero tutto vano.

Si parla da giorni anche dell’ipotesi di anticipare il coprifuoco facendo scattare il divieto di circolazione alle ore 20.00 invece che alle ore 22.00, ma difficilmente il governo procederà in questa direzione.

Resta da capire invece cosa fare in vista della riapertura dei cinema e dei teatri in zona gialla. Il governo potrebbe decidere di rimandare la riapertura o di inserire nuovi criteri restringendo le zone nelle quali si potrà procedere con la riapertura.

La proposta del Comitato Tecnico Scientifico

Il Comitato Tecnico Scientifico ha fornito alcune indicazioni al governo, alcuni suggerimenti per contrastare la diffusione del virus.

Il Cts chiede sostanzialmente di rafforzare le misure in vigore in zona Gialla e di procedere con una stretta nel fine settimana, come fatto in occasione del Natale, con la trasformazione dell’Italia in zona Rossa nei giorni festivi e prefestivi.

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ultimo aggiornamento: 09-03-2021


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