Esce con Repubblica ‘Il mondo che vorrei’, il libro di Carola Rackete: “Viviamo in un’epoca nella quale l’ordine è sbagliato e distruttivo”.

Dopo la missione con la Sea Watch che l’ha resa celebra e le è valsa il titolo di anti-Salvini, Carola Rackete torna alla ribalta con un libro, Il mondo che vogliamo.

‘Il mondo che vogliamo’, il libro di Carola Rackete

La Capitana torna a far sentire la sua voce con un libro di centosessanta pagine nelle quali si pone l’obiettivo di mandare un messaggio destinato ai giovani. Si tratta di una sorta di manifesto in difesa dell’ambiente e ovviamente dei diritti umani.

Il libro, pubblicato da Garzanti e Repubblica e sarà in edicola con Repubblica per i prossimi due mesi.

CAROLA RACKETE
fonte foto https://twitter.com/Cicixa

Carola Rackete: “Non possiamo più aspettare, siamo l’ultima generazione che può ancora attenuare le conseguenze della catastrofe ecologica”

Sulle colonne di Repubblica è stato pubblicato un estratto del primo capitolo del libro di Carola Rackete. Si tratta di un messaggio diretto alle nuove generazioni, chiamate a difendere l’ambiente e i diritti umani.

“Non possiamo più aspettare, siamo l’ultima generazione che può ancora attenuare le conseguenze della catastrofe ecologica. Nei prossimi anni abbiamo la possibilità di ottenere dei risultati. Ma le nostre chance diminuiranno rapidamente. E più il nostro comportamento rimane conforme all’attuale sistema economico, più a lungo restiamo fermi e non facciamo niente, più ci lasciamo servire sul piatto soluzioni politiche tiepide, più difficile sarà fare qualcosa per evitare il superamento delle soglie critiche del sistema climatico. Finché non sarà troppo tardi”.

Carola Rackete
Fonte foto: https://www.facebook.com/pg/seawatchprojekt/

“Molti pensano che la disobbedienza civile sia un problema perché provoca rivolte e disturba l’ordine. Viviamo in un’epoca nella quale l’ordine è sbagliato e distruttivo. Deve essere distrutto, perché altrimenti le persone muoiono. Perché altrimenti permettiamo che il sistema, con la sua fede nella crescita costante, ci rubi qualcosa che è incredibilmente prezioso e irrecuperabile. Perché non si fermeranno volontariamente.

E perché non possiamo accettare che a causa del sistema la maggioranza delle persone sia derubata, ingannata e oppressa in nome dell’ordine. Dobbiamo farlo, invece di continuare a sperare che conserveremo i nostri diritti e il nostro futuro compiacendo coloro che sono ancora al potere. Il problema è l’obbedienza civile, non la disobbedienza civile. Agiamo, invece di sperare“.


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