Il Papa: "Negoziare non è la resa, ho inviato una lettera agli ebrei di Israele"
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Direttore: Alessandro Plateroti

Il Papa: “Negoziare non è la resa, ho inviato una lettera agli ebrei di Israele”

Papa Francesco

Papa Francesco esorta Kiev e i responsabili del conflitto a Gaza a scegliere la via del dialogo e della negoziazione.

Nel cuore di conflitti che insanguinano l’Ucraina e vedono Gaza teatro di scontri, Papa Francesco emerge non solo come voce spirituale ma come fervente difensore della pace. Con una franchezza sorprendente, abbandona l’abituale diplomazia vaticana per un appello diretto alla negoziazione e alla cessazione delle ostilità. “È più forte chi ha il coraggio della bandiera bianca“, sostiene il Pontefice, esortando Kiev a perseguire un compromesso che ponga fine al conflitto. Ma la sua non è una chiamata isolata all’Ucraina; anche a Gaza, individua una responsabilità condivisa nell’alimentare la guerra.

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Papa Francesco
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L’importanza del dialogo in tempi di guerra

Papa Francesco sottolinea che negoziare non significa arrendersi ma rappresenta, al contrario, un atto di estremo coraggio e responsabilità verso il proprio popolo. La storia ci insegna che le guerre trovano la loro conclusione non sul campo di battaglia ma al tavolo delle trattative. L’invito è a guardare oltre l’immediato, riconoscendo nel dialogo l’unica vera strada per salvare vite umane e preservare l’integrità dei Paesi coinvolti.

L’appello per una mediazione internazionale

Il Papa guarda con favore all’intervento di potenze internazionali che possano facilitare il processo negoziale, citando esempi concreti come la disponibilità della Turchia a mediare nel conflitto ucraino. Il messaggio è chiaro: la vergogna non sta nel sedersi a parlare ma nel procrastinare un confronto che potrebbe evitare ulteriori perdite umane e sofferenze.

Nelle parole di Francesco risuona un monito universale contro la follia della guerra, una critica aperta all’ipocrisia di interventi mascherati da aiuti umanitari e, soprattutto, una condanna verso l’industria delle armi, vera beneficiaria dei conflitti. La guerra, a suo dire, non solo distrugge vite ma alimenta economie basate sulla morte.

Mentre il Vaticano promuove la pace, il governo ucraino, guidato da Zelensky, mantiene una posizione rigida, rifiutando qualsiasi negoziato che implichi cessioni territoriali. La distanza tra Kiev e la Santa Sede si allarga, complicando ulteriormente il quadro internazionale.

Anche a Gaza, il Papa individua una duplicità di colpe. La sua quotidiana telefonata alla parrocchia di Gaza rivela la cruda realtà di un conflitto che vede, oltre alla guerra militare, la presenza di attori non statali come Hamas, rendendo ancora più complessa la ricerca di soluzioni pacifiche.

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ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2024 9:15

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