Milano è la città italiana dove la vita costa di più. A dirlo è un’indagine del Codacons. A Napoli si risparmia sulla spesa alimentare.

ROMA – Milano è la città italiana dove la vita costa di più. A dirlo è il Codacons in un’indagine condotta su un paniere di beni e servizi. In particolare, secondo quanto riferito dall’Ansa, nel capoluogo milanese si spendono per esempio per mangiare circa 100 euro alla settimana. In questo settore la meno cara è Napoli con quasi 68 euro.

Un costo maggiore che la città milanese lo deve anche al primato italiano di multe agli automobilisti. A dirlo è Simone Baldelli, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti. Insomma, vivere a Milano non è semplice dal punto di vista economico e a confermarlo è l’indagine del Codacons.

Bonus 2022: tutte le agevolazioni, chi può richiederle e come si possono ottenere

A Napoli la tariffa dei rifiuti è la più cara, Trento vanta il record del caffè

Andando a vedere nei dettagli gli altri costi, Napoli ha il primato della tariffa dei rifiuti. A Trento tocca il record del caffè, a Bari quello del parrucchiere delle donne. Mentre ad Aosta spetta il prezzo più caro di una otturazione dal dentista.

Milano ritorna in vetta, ma questa volta insieme a Trento, per una visita privata dal ginecologo. Tutti numeri destinati a crescere nei prossimi mesi soprattutto in caso di un nuovo rincaro dei prezzi.

Napoli
Napoli

Milano, record di multe per gli automobilisti

A Milano ci sono anche gli automobilisti più indisciplinati. Secondo quanto riferito da Baldelli, il capoluogo lombardo ha proprio il numero più alto di multe. Un costo in più per i cittadini in una città dove sicuramente i costi non sono molto bassi.

Prezzi e numeri che, come detto, potrebbero subire una nuova accelerata nei prossimi mesi soprattutto in caso di un nuovo rincaro dei prezzi.

Riproduzione riservata © 2022 - NM

ultimo aggiornamento: 23-01-2022


Come ricaricare il conto PayPal

Amazon, i dipendenti di Rovigo obbligati a parcheggiare in retromarcia. Ecco perché