I motivi che determinano l’inflazione in Italia sono attribuibili a diversi fattori. Primi fra tutti, la guerra in Ucraina e la pandemia globale.

Dopo lockdown, pandemie e guerre, i tassi di inflazione in Italia – ma anche nel resto del mondo – hanno toccato soglie inverosimili. L’idea di una crescita economica prevista al termine della pandemia si sta allontanando sempre più.

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L’aumento delle materie essenziali

Tutto ciò, a causa dell’importante aumento delle materie prime ed il caro energie. L’aumento delle materie prime fondamentali per le famiglie alimenta così l’inflazione. L’aumento dei prezzi conta numeri a due cifre. I prodotti a sancire l’aumento dei prezzi sono quelli maggiormente acquistati, come ad esempio la pasta aumentata del 13% ed anche il pane, che tocca la soglia del 6% in più.

In un clima che risulta allarmante per le famiglie italiane, i dati dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre C.G.I.A. stimano che queste ultime siano già indebitate per circa 574 miliardi di euro. Questo dato significa un debito di oltre 22 mila euro a nucleo familiare.

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Aumento di carburanti e combustibili

A minacciare la stabilità dell’economia italiana non è solo l’aumento del prezzo delle materie prime. Anche il prezzo di petrolio e gas con il rincaro gravano non soltanto sulle famiglie, ma anche sulle imprese.

I prezzi dell’energia nell’Eurozona, sono aumentati del 38%. Le conseguenze economiche della guerra hanno portato ad un peggioramento delle stime di crescita, già compromesse dalla situazione pandemica. I Paesi leader nell’esportazione di materie prime stanno decidendo di esportare meno, in virtù dell’economia interna. Questa situazione influenza inevitabilmente le altre economie globali in maniera piuttosto negativa.

La Confederazione generale dell’industria italiana, principale organizzazione rappresentativa delle imprese manifatturiere e di servizi italiani, prevede un aumento del prezzo delle bollette di 5,7 miliardi di euro mensili. Ciò significa un aumento totale di 68 miliardi di euro annui.

Secondo il ministro Daniele Franco il PIL dovrebbe fermarsi al 2,8% nel 2022. Si tratta di quasi due punti in meno rispetto a quelle che erano le previsioni stimate nell’ottobre 2021.

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ultimo aggiornamento: 03-05-2022


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