L’intervento di Mario Draghi al G20 Empower: “Sta a noi dare potere ad una nuova generazione di donne”.

ROMA – Il premier Draghi è intervenuto alla terza sessione plenaria del G20 Empower. Nel suo discorso, riportato da tiscali.it, il presidente del Consiglio ha ricordato come “siamo ancora lontani dal raggiungere una reale parità di genere. Governi e imprese devono lavorare insieme per superare queste disparità: i primi rafforzando i servizi per l’infanzia, le imprese trovando il modo di adattare i propri luoghi di lavoro alle esigenze delle madri lavoratrici“.

Draghi: “Diamo potere alle donne per un mondo migliore e più equo”

Il primo ministro italiano ha, inoltre, precisato che “le decisioni che assumiamo oggi determinano come la nostra società si evolverà in futuro. Sta a noi dare più potere ad una nuova generazione di donne e costruire un mondo migliore e più equo“.

Un chiaro messaggio da parte del presidente Draghi anche alle imprese italiane. La parità di genere nel nostro Paese è ancora lontana dall’obiettivo prefissato e per questo motivo c’è bisogno di un cambio di passo nelle prossime settimane. E la svolta potrebbe arrivare proprio con il Recovery Plan.

Le nuove linee guida per viaggiare in UE e non

Mario Draghi
Mario Draghi

Il G20 Empower

Il G20 Empower è arrivato ormai alla conclusione. Il gruppo di lavoro, infatti, aveva in programma tre sessioni per promuovere l’emancipazione delle donne in posizioni di leadership. Incontri che hanno visto la partecipazione anche di diversi capi di governo ed ora l’ultimo incontro è fissato per il prossimo 26 agosto.

In quella data è convocata la Conferenza ministeriale dell’Empowerment femminile. Un appuntamento per condividere il lavoro di queste tre sessioni e dare delle indicazioni sul cambio di passo da fare su un tema molto delicato come quello dell’occupazione femminile. Sicuramente le parole di Draghi sono un primo segnale, ma ora serve mettere in atto questa svolta.


Visco: “Possibile crescita del Pil al 5 per cento quest’anno”

Foodinho (Glovo), multa da 2,6 milioni di euro da parte del Garante della Privacy