Al via le elezioni in Israele: si tratta del primo voto dopo i fatti del 7 ottobre 2023, ovvero dopo l’attacco di Hamas. Sfida tra Netanyahu e Eisenkot.
Israele torna alle urne per la prima volta dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il conflitto che ne è seguito, estendendosi da Gaza al Libano e all’Iran. I seggi sono aperti dalle 6 alle 21, ora italiana, per eleggere la nuova Knesset, il Parlamento israeliano, e determinare gli equilibri del prossimo governo. Al centro della competizione c’è il confronto tra il premier uscente Benjamin Netanyahu e il suo sfidante Gadi Eisenkot.

Israele al voto: i dettagli
Sono oltre sette milioni gli elettori chiamati a esprimersi per le elezioni a Israele, mentre i partiti in corsa sono complessivamente 36. Secondo i sondaggi, soltanto 13 formazioni supererebbero la soglia di sbarramento fissata al 3,25%, necessaria per ottenere una rappresentanza parlamentare. Gli exit poll saranno diffusi subito dopo la chiusura delle urne, mentre per i risultati definitivi bisognerà attendere l’ufficializzazione prevista per il 4 novembre, otto giorni dopo il voto. Grande attesa per la sfida tra il premier uscente Benjamin Netanyahu e il suo rivale Gadi Eisenkot.
A rallentare lo scrutinio sarà soprattutto il conteggio delle cosiddette buste doppie, utilizzate da chi vota lontano dal proprio luogo di residenza. Tra questi figurano militari, diplomatici e persone ricoverate in ospedale. La consultazione non riguarda soltanto il futuro politico interno di Israele, ma potrebbe avere conseguenze anche sugli equilibri di tutto il Medio Oriente, segnato dai conflitti degli ultimi anni.
Operazione militare nella regione di Nablus
Mentre gli israeliani votano, sul fronte della sicurezza proseguono le operazioni militari. Nella notte, le Forze di difesa israeliane, la polizia di frontiera e lo Shin Bet hanno avviato un’operazione nell’area di Nablus, in Cisgiordania. L’obiettivo dichiarato è contrastare il terrorismo attraverso un intervento su larga scala destinato a proseguire nei prossimi giorni.
Le attività previste comprendono arresti di persone ricercate per terrorismo e traffico di armi, interrogatori di sospetti e perquisizioni di edifici nei quali si ritiene possano essere custodite armi. È inoltre prevista la demolizione di monumenti considerati inneggianti al terrorismo.
Secondo fonti palestinesi, le forze israeliane hanno cominciato a distruggere nel villaggio di Rujeib, a est di Nablus, un monumento dedicato ai cosiddetti martiri, sul quale sono riportati i nomi di terroristi.