La canzone si chiama Longplayer, è una composizione musicale iniziata il 31 dicembre 1999 e durerà mille anni, fino al 2999.
Esiste una canzone che nessuno di noi potrà mai ascoltare per intero. Si chiama Longplayer ed è una composizione musicale pensata per durare mille anni senza ripetersi. Ha iniziato a suonare alla mezzanotte del 31 dicembre 1999 e continuerà fino all’ultimo momento del 2999, quando completerà il suo ciclo e ricomincerà dall’inizio.
L’opera è stata ideata e composta da Jem Finer, musicista e artista britannico, ed è nata come commissione di Artangel. Oggi è custodita dal Longplayer Trust, che ha il compito di mantenerla viva nel tempo e trovare soluzioni perché possa continuare a suonare anche nei secoli futuri.
Non è una canzone nel senso tradizionale del termine. Non ha strofe, ritornelli o una durata pensata per essere ascoltata dall’inizio alla fine. È piuttosto un esperimento sul tempo, sulla memoria e sulla capacità dell’uomo di progettare qualcosa che superi di gran lunga la durata di una singola vita.

Dove si trova Longplayer, la musica che dura mille anni
Longplayer può essere ascoltata a Londra, nel faro di Trinity Buoy Wharf, sulla riva nord del Tamigi. Lì l’opera continua a suonare come installazione permanente, ma è disponibile anche tramite streaming. Il progetto è stato concepito per non dipendere da una sola tecnologia: può essere eseguito da computer, ma anche da musicisti umani seguendo una partitura grafica.
La composizione nasce da una base musicale di poco più di 20 minuti, trasformata attraverso un sistema algoritmico capace di generare variazioni continue. Il risultato è una sequenza sonora lunghissima, costruita per non ripetersi per mille anni. Il suono è legato a campane e ciotole tibetane, strumenti che danno all’opera un carattere lento, ipnotico e quasi meditativo.
Nel corso degli anni Longplayer non è rimasta solo un’installazione automatica. Ci sono state anche esecuzioni dal vivo e iniziative speciali, come performance di mille minuti e incontri dedicati al tema del lungo periodo. Nel 2025, ad esempio, una performance dal vivo a Londra ha coinvolto musicisti professionisti e giovani interpreti, confermando che il progetto non vive solo di tecnologia, ma anche di persone disposte a custodirlo.
Perché non ascolteremo mai il finale
Il motivo è semplice: Longplayer finirà nel 2999. Anche chi l’ha sentita partire nel 1999 non potrà mai assistere alla sua conclusione. È un’opera costruita apposta per superare il tempo umano e obbligare chi ascolta a cambiare prospettiva.
La sua forza non sta solo nel record di durata, ma nell’idea che rappresenta. Longplayer chiede una cosa rara: pensare oltre l’immediato. In un mondo in cui tutto viene consumato velocemente, questa composizione è stata progettata per attraversare generazioni, tecnologie, crisi, cambiamenti culturali e forse città completamente diverse da quelle che conosciamo oggi.
Il finale, quindi, non è pensato per noi. Appartiene a persone che nasceranno tra secoli, se qualcuno continuerà a proteggere l’opera e a farla suonare. È proprio questo il punto più affascinante: Longplayer non è soltanto una canzone lunghissima, ma una promessa lasciata al futuro.