La debolezza della politica, schiacciata tra magistrati e industriali

La debolezza della politica, schiacciata tra magistrati e industriali

Dalla gestione del Covid a quella dei migranti: a comandare davvero sono le esigenze economiche

L’attualità politica ruota intorno a due inchieste giudiziarie che fanno tremare i polsi. Quella di Bergamo sulla gestione della prima ondata del Covid, con indagati di ogni parte politica, e quella che certamente punterà il dito sulla strage dei migranti a Crotone, l’ennesima di una lunga scia di sangue e disperazione.

Non è certo una novità che la politica italiana sia condizionata dalle vicende giudiziarie, ma più che quella dei giudici in questa contingenza a spuntare sul fondo è un’altra categoria: quella degli industriali. Il fil-rouge tra le due vicende è sotto gli occhi di tutti, anche se nessuno ne parla volentieri.

L’inchiesta di Bergamo ruota principalmente attorno alla decisione di non istituire la zona rossa tra Alzano Lombardo e Nembro che (secondo le perizie) avrebbe permesso di salvare migliaia di vite. L’ipotesi su cui stanno lavorando i magistrati è che la scelta sia dipesa dalle pressioni degli industriali, in quanto quella zona, una delle più operose d’Italia, non poteva fermarsi. Tutto da verificare, ovviamente, ma che del tema si sia abbondantemente parlato nelle ore più drammatica della prima ondata è non solo certo, ma anche ovvio: la politica, nel fare le sue scelte, deve tenere conto di tutte le circostanze e della voce di tutti gli stakeholder.

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Anche nella vicenda-migranti vanno tenute in debito conto le necessità delle imprese. Persino il governo Meloni, da sempre schierato per la difesa dei confini, sta studiando un provvedimento per favorire l’ingresso di lavoratori extracomunitari, dato che per le imprese è sempre più difficile trovare sul mercato interno la forza lavoro necessaria al tenere in piedi l’economia nazionale.

Qui vengono fuori tutte le debolezze della politica, di qualunque colore. Il problema non sta tanto nel “farsi dettare l’agenda” dalle imprese, perché é chiaro che il governo debba creare le condizioni per far crescere l’economia, ma nel come coniugare le diverse esigenze, tutte meritevoli di ugual rispetto. La prima ondata del Covid ci ha colto di sorpresa. L’ondata migratoria no, perché continua da decenni. Eppure in entrambi i casi si manifesta la chiara difficoltà della classe dirigente nello scegliere le modalità giuste.

Un lockdown totale secondo la logica zero Covid applicata in Cina avrebbe probabilmente fatto morire tante persone di fame, prima che del virus, però (secondo l’accusa) lasciare le industrie aperte è stato fatale. Allo stesso modo, gli immigrati sono indispensabili, in un Paese che tra denatalità e criticità formative non fornisce più abbastanza addetti alle imprese. Se era difficile trovare un rimedio in tempo reale all’emergenza pandemica, altrettanto complesso sembra un equilibrio sui flussi ingressi: Giorgia Meloni, che in campagna elettorale prometteva un irrealizzabile “blocco navale”, ora sta lavorando a un decreto che permetta l’ingresso di 500.000 immigrati extracomunitari. Un’inversione a U fortemente sollecitata dagli imprenditori, che ne vorrebbero ancora di più.

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