“Ho partorito mia figlia da sola nel bagno dell’appartamento del mio compagno”. Erano le due del pomeriggio. Appena fatto, ho chiamato il mio compagno”.

“Ho partorito la bambina da sola nel bagno dell’appartamento del mio compagno (a Leffe). Erano le due di pomeriggio. Appena partorito sono andata in camera da letto, ho preso il telefono e ho chiamato il mio compagno che stava lavorando al piano terra”. Questo il racconto di Alessia Pifferi, circa il giorno del parto della figlia Diana, morta nel in quel di Milano, dopo essere stata abbandonata in casa dalla madre per 6 giorni. Un mese dopo la nascita, la bimba avrebbe passato il primo mese di vita in ospedale. Quello di Alessia fu un parto prematuro che provocò alla bambina una patologia ai reni. Nei mesi successivi, Diana venne trasferita di nuovo in ospedale, a causa di una febbre altissima. La mamma in quella occasione però si trovava a Montecarlo con il compagno, e a prendersi cura della bambina ci ha pensato la nonna.

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Le bugie

Ad oggi, l’identità del padre di Diana rimane sconosciuta. “La bambina è stata dichiarata con il mio cognome”, ha detto Alessia agli inquirenti specificando però di sapere chi è il padre, ma «di non avergli mai detto della figlia». Diana sarebbe quindi il risultato di una gravidanza non voluta e mai cercata e la conferma è anche nei racconti di chi conosceva la famiglia. Un’amica ha raccontato di una festa di battesimo che Alessia aveva organizzato per la figlia. Ma riferisce non ci sarebbero mai stati né la festa né il battesimo. Sarebbe stato quindi solo un modo per “accapararsi” regali, secondo il resoconto che l’amica ha riportato al Corriere della Sera.

A Ponte Lambro in molti hanno portato regali in memoria di Diana.

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ultimo aggiornamento: 25-07-2022


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