Il Governo annuncia nuove misure contro il lavoro povero in vista del 1° maggio 2026. Ecco cosa è stato detto alla Camera.
Il tema del lavoro povero torna al centro del dibattito politico in vista del 1° maggio 2026. Nell’informativa resa alla Camera il 9 aprile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il Governo varerà, nel Consiglio dei ministri convocato in vista della Festa dei lavoratori, “ulteriori regole per combattere il lavoro povero”, con l’obiettivo di rafforzare i diritti dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva.
Il punto da chiarire, però, è che al momento dell’annuncio non era ancora stato pubblicato il testo definitivo del provvedimento. Per questo, più che di regole già operative dal 1° maggio, oggi si può parlare di una linea politica annunciata dal Governo e di un intervento atteso, ma non ancora definito articolo per articolo.

Cosa può contenere il provvedimento contro il lavoro povero
La base normativa da cui l’esecutivo può partire esiste già. La legge n. 144 del 26 settembre 2025 ha infatti delegato il Governo a intervenire sulla retribuzione dei lavoratori e sulla contrattazione collettiva, con l’obiettivo di garantire trattamenti retributivi giusti, contrastare il lavoro sottopagato e frenare il cosiddetto dumping contrattuale. La stessa legge indica anche alcuni criteri precisi: prendere come riferimento i contratti collettivi nazionali maggiormente applicati, imporre negli appalti e subappalti trattamenti economici non inferiori a quelli previsti dai contratti più diffusi del settore, estendere tutele minime ai lavoratori non coperti e favorire il rinnovo dei contratti scaduti.
In sostanza, la direzione indicata è quella di legare di più i salari minimi effettivi ai CCNL maggiormente applicati, rafforzando il ruolo della contrattazione invece di introdurre un salario minimo legale unico per tutti. Ma sul contenuto finale del decreto annunciato bisognerà attendere il testo ufficiale.
Il taglio del cuneo fiscale cambia davvero?
Sul taglio del cuneo fiscale il quadro è diverso, perché non si tratta di una novità annunciata adesso. Sempre alla Camera, Giorgia Meloni ha ricordato che il taglio del cuneo è stato reso strutturale dal 2025, con risorse annue dedicate ai lavoratori. Inoltre, la legge di Bilancio 2026 ha già previsto altre misure sul fronte del reddito da lavoro: la riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota Irpef tra 28.000 e 50.000 euro, la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali nel settore privato e un’imposta sostitutiva al 15% su alcune maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni entro specifiche soglie di reddito.
Quindi, la novità attesa per il 1° maggio non è un nuovo cuneo fiscale, ma semmai un intervento più mirato sul lavoro povero e sui meccanismi della contrattazione collettiva. Fino alla pubblicazione del decreto, però, la prudenza resta obbligatoria: le intenzioni del Governo sono chiare, ma i dettagli concreti non sono ancora definitivi.