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Licio Gelli: la fuga dal carcere svizzero e la latitanza
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Licio Gelli: la fuga dal carcere svizzero e la latitanza del capo della P2

Corridoio interno di una prigione con file di celle.

La fuga di Licio Gelli, capo della loggia P2: l’arresto in Svizzera nel 1982, l’evasione dal carcere di Champ-Dollon nel 1983, la latitanza in America Latina e la consegna a Ginevra nel 1987.

La fuga di Licio Gelli non fu soltanto la vicenda personale di un uomo ricercato. Fu uno dei capitoli più simbolici dello scandalo P2, la loggia segreta che aveva attraversato politica, servizi, forze armate, finanza e informazione italiana. Dopo la scoperta degli elenchi a Castiglion Fibocchi nel 1981, il “Venerabile” lasciò l’Italia e riparò all’estero.

Il 13 settembre 1982 venne arrestato a Ginevra, mentre cercava di prelevare denaro da un conto svizzero usando un passaporto uruguaiano falso. Fu rinchiuso nel carcere ginevrino di Champ-Dollon, in attesa delle procedure di estradizione. Da lì, il 10 agosto 1983, riuscì a evadere.

La fuga trasformò Gelli in un latitante internazionale. Dopo Champ-Dollon, secondo le ricostruzioni giornalistiche, trovò rifugio in America Latina, tra Venezuela e Argentina, prima di ricomparire nel 1987 a Ginevra, dove si consegnò alle autorità svizzere. Nel febbraio 1988 venne estradato in Italia.

torre del carcere
torre del carcere

Licio Gelli: da Castiglion Fibocchi al carcere di Champ-Dollon

Il punto di partenza fu la perquisizione di Villa Wanda, a Castiglion Fibocchi, nel marzo 1981. Gli investigatori trovarono gli elenchi della P2, con nomi destinati a provocare uno degli scandali più gravi della Repubblica. La vicenda non riguardava una loggia marginale: dentro quella rete comparivano figure legate a settori delicati dello Stato, dell’economia e dei media.

Gelli lasciò l’Italia e divenne il centro di una caccia giudiziaria e politica. Il suo arresto avvenne a Ginevra nel settembre 1982. Secondo la ricostruzione del Washington Post, fu fermato mentre cercava di ritirare denaro da un conto numerato usando un passaporto uruguaiano falso. La detenzione svizzera doveva essere il passaggio verso l’estradizione.

Il 10 agosto 1983, invece, arrivò l’evasione. Gelli uscì dal carcere di Champ-Dollon con l’aiuto di una guardia carceraria. La vicenda ebbe subito un peso politico enorme: non era fuggito un detenuto qualunque, ma l’uomo che custodiva rapporti, segreti, documenti e relazioni della P2.

Per la Svizzera fu uno scandalo interno; per l’Italia, un nuovo buco nero nella storia già torbida della loggia. Il Washington Post riferì che la guardia, nel proprio processo, ammise di essere stata corrotta da Gelli. Da quel momento, il “Venerabile” sparì dal perimetro europeo e la sua latitanza prese la direzione dell’America Latina.

La latitanza, la consegna a Ginevra e la seconda fuga da Villa Wanda

Dopo l’evasione, Gelli rimase irreperibile per anni. Le fonti collocano la sua latitanza in America Latina, in particolare tra Venezuela e Argentina, aree dove il capo della P2 aveva costruito relazioni politiche, economiche e personali già prima dello scandalo italiano. La sua assenza, però, non congelò i procedimenti: le inchieste continuarono a intrecciare P2, Banco Ambrosiano, depistaggi e segreti di Stato.

Il ritorno avvenne nel settembre 1987. Gelli si consegnò a Ginevra al giudice Jean-Pierre Tremblay, quattro anni dopo l’evasione. Disse di voler chiudere la vita da fuggitivo e affrontare le accuse. Per la giustizia svizzera restava anche il nodo della corruzione legata alla fuga del 1983; per l’Italia, quello delle accuse connesse al sistema P2 e ai grandi scandali finanziari e politici degli anni Ottanta.

Nel febbraio 1988 fu estradato in Italia. La sua storia giudiziaria proseguì poi per anni, con condanne definitive per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna e per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. Gelli ottenne in seguito misure meno afflittive per ragioni di salute, ma il rapporto tra fuga, giustizia e potere non si chiuse lì.

Nel 1998, dopo la condanna definitiva per il crac Ambrosiano, Gelli si rese di nuovo irreperibile da Villa Wanda. La latitanza durò alcuni mesi: venne fermato il 10 settembre 1998 a Cannes. Anche quella seconda fuga confermò il tratto più costante della sua biografia criminale e politica: sottrarsi ai momenti decisivi della giustizia, riapparendo solo quando il quadro attorno a lui era cambiato.

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ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2026 20:19

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