Come riporta la GDS Lucescu dopo una odissea incredibile è finalmente scappato da Kiev.

Com’è arrivata la guerra a Kiev?

“A un certo punto mi sveglio di notte e il primo pensiero che mi viene è l’estate, ha presente quei temporali estivi pieni di lampi e tuoni fortissimi? E invece no, purtroppo no. Ci dicono che è cominciata la guerra, e che è arrivata alle porte della città”.

Kiev se lo aspettava?

“No, non se lo aspettava nessuno. Si pensava che ci sarebbe stata al massimo qualche schermaglia nel Donbass, nessuno credeva a un’invasione come quella che abbiamo visto”.

Ci racconti il viaggio.

“Diciassette ore durissime, tra dogane e posti di blocco. Per uscire dalla città siamo andati avanti a sette all’ora, le strade erano intasate dalle auto di quelli che scappavano. Fuori da Kiev abbiamo iniziato a prendere strade secondarie, mentre sulla strada incontravamo i convogli dei soldati che andavano verso sud perché intanto erano iniziati i bombardamenti provenienti dal Mar Nero. Così siamo arrivati alla frontiera con la Moldavia, dove c’erano code infinite. E lì ho visto scene brutte, di uomini che accompagnavano al confine donne e bambini, si assicuravano che passassero e poi tornavano indietro. Lì ti rendi davvero conto del dramma della guerra. Perché noi avevamo sentito solo quelli che io avevo scambiato per tuoni, quella gente no”.

Cos’ha fatto una volta arrivato a Bucarest?

“Ho parlato con Razvan Burleanu, il presidente della federcalcio romena, e ci siamo interessati per facilitare l’uscita degli altri calciatori stranieri, non solo quelli della Dinamo. Specialmente i sudamericani, che abbiamo fatto arrivare qui e poi ripartire. Ho seguito passo passo il loro tragitto, con Junior Moraes, l’attaccante dello Shakhtar, che ha fatto da leader del gruppo. Lo ringrazio per la forza che ha mostrato”.

Come immagina che finisca? 

“Spero che si arrivi a un accordo politico, e che soprattutto ci si renda conto della prima necessità: non far morire altre persone. Ripeto: nessuno si aspettava una tragedia del genere, gli ucraini ascoltavano Putin e pensavano fossero schermaglie verbali, minacce. La storia ci racconterà sempre questa vicenda come quella di un Paese fratello che ne aggredisce un altro, è una ferita incredibile. Quando apriranno gli occhi di fronte al danno che stanno facendo, forse la smetteranno. Ora pensiamo alla pace, poi penseremo anche al calcio”.

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ultimo aggiornamento: 28-02-2022


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