Il caso di madre e figlia avvelenate con la ricina si arricchisce di un altro dettaglio: spuntano le flebo prima della morte.
Proseguono le indagini sul caso di madre e figlia avvelenate e morte con la ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Dopo l’ipotesi di un errore nel test effettuato al marito e padre delle due donne, ecco un altro dettaglio che potrebbe far emergere degli elementi importanti al fine delle indagini. Le donne si sarebbero sottoposte a delle flebo prima di morire.

Madre e figlia avvelenate e morte con la ricina: le indagini
Continuano ad andare avanti incessantemente le indagini degli investigatori sul giallo di Pietracatella per capire cosa ci sia dietro la morte di madre e figlia avvelenate con la ricina a cavallo di Natale. Nelle scorse ore sono riprese le audizioni di persone informate dei fatti. Gli uomini della Squadra Mobile stanno ascoltando amici, parenti e conoscenti della famiglia per ricostruire non solo i pasti consumati tra il 23 e il 24 dicembre, ma anche quanto avvenuto nei giorni successivi. In questo senso ci sarebbe l’ipotesi di una “doppia esposizione” al veleno. Ma non solo.
Le due flebo prima di morire: chi le ha somministrate
Stando a quanto riferito dal Corriere della Sera, infatti, presumibilmente a Santo Stefano, madre e figlia, già debilitate, si sarebbero rivolte ad un conoscente con competenze sanitarie che avrebbe somministrato loro flebo a domicilio. In questo senso, pare che le infusioni endovenose siano state confermate, ma restano molti interrogativi. In primis su chi le abbia preparate e con quali sostanze. Ma soprattutto se abbiano giocato o meno un ruolo nell’intossicazione con la ricina.
La casa della famiglia di Campobasso risulta essere ancora sotto sequestro e sarà presto oggetto di nuovi rilievi da parte della Scientifica anche in ottica flebo che, però, potrebbero già essere state smaltite in qualche modo.