Il caso di madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella. Sotto la lente di ingrandimento ci sarebbero diverse persone.
Continuano ad andare avanti le indagini in merito alla morte di madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella. Le forze dell’ordine potrebbero aver scovato alcune tracce nel Wi-Fi dell’abitazione delle vittima ma non solo. Le utime informazioni in merito al caso vorrebbero “4-5 sospettati“. La svolta per scoprire cosa sia effettivamente successo e di chi siano le responsabilità del decesso delle due donne sembra essere vicina.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: il possibile movente
Il caso delle due donne uccise avvelenate con la ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso, continua ad essere sotto la lente di ingrandimento. Si sta cercando di comprendere il movente di tale gesto verso le due vittime. Gianni Di Vita, marito e padre delle due, ha dichiarato agli inquirenti durante un’audizione durata circa cinque ore che non ci sarebbero stati attriti con altri componenti della famiglia e non ci sarebbero zone d’ombra. “Gianni ne è certo e ha ribadito agli inquirenti di non ricordare tensioni che possano aver innescato un episodio così atroce”, ha fatto sapere l’avvocato di Di Vita.
“4-5 sospettati”: come procedono le indagini
Proprio in relazione alle persone che potrebbero essere coinvolte nella morte delle due donne, gli investigatori starebbero provando a restringere il cerchio. Dalle ultime informazioni sarebbero “quattro o cinque al massimo”, gli individui su cui gli inquirenti avrebbero concentrato i propri sospetti per il decesso con la ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Non è chiaro, però, di chi possa trattarsi se amici o parenti. Ad ogni modo, cruciale sarà comprendere due punti: dove è stata reperita la ricina e come è stata sintetizzata dai semi di ricino.