Cambia tutto nel caso di madre e figlia avvelenate con la ricina. La nuova ipotesi dopo l’analisi dei dispositivi elettronici.
Non solo le parole nella testimonianza dell’infermiere che ha fatto le flebo a madre e figlia avvelenate con la ricina e morte a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Il caso potrebbe vedere adesso una svolta con una nuova ipotesi che potrebbe cambiare, almeno in parte, le carte in tavola. In modo particolare le novità arriverebbero dopo le analisi dei dispositivi elettronici all’interno della famiglia.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: la situazione
Stanno andando avanti le indagini legate al caso di madre e figlia avvelenate con la ricina e morte a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Le forze dell’ordine stanno procedendo con gli interrogatori che potrebbe aiutare a capire determinate dinamiche, soprattutto con i vari parenti. L’attenzione delle autorità , infatti, si è concentrata sulla famiglia di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e sui possibili attriti con qualche componente.
Chi voleva procurarsi la ricina: cosa filtra
A far parlare nelle ultime ore, invece, la pista legata ai dispositivi elettronici sequestrati e analizzati dalle forze dell’ordine. Da quanto si apprende, gli esperti informatici dell’Anticrimine analizzeranno due iPhone, due modem, un tablet, un pc portatile e due Samsung e Redmi. La Procura, nel dettaglio, avrebbe chiesto di estrapolare da ciascun apparato dati utili per accertare “rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi” e successivamente l’estrapolazione delle chat intrattenute tra madre e figlia inerenti la patologia da ricina affrontata in casa e poi in ospedale fino al decesso.
Quando tutti i dati saranno chiari è possibile che possa esserci una vera svolta nel caso. Inoltre bisogna ancora attendere il deposito degli atti relativi alle autopsie sui corpi delle vittime, che dovrebbe essere previsto a fine mese.