Il caso di madre e figlia morte avvelenate a Campobasso con la ricina. Il sospetto sul malore del marito. Cosa filtra.
La scoperta legata all’avvelenamento e alla morte di madre e figlia a Campobasso con la ricina ha cambiato radicalmente la vicenda che, inizialmente, era parsa essere “solo” una tragedia dovuta ad una intossicazione alimentare. Gli accertamenti hanno fatto emergere la presenza di tracce di veleno nel loro corpo aprendo a scenari non ancora ipotizzati. Da valutare, in questo senso, la posizione del marito e il “mistero” legato al suo malore.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: la situazione
Un duplice omicidio. A distanza di tre mesi dalla morte di madre e figlia a Campobasso, non sembrano esserci più dubbi. Antonella Di Jelsi e la figlia Sara Di Vita sono state intenzionalmente avvelenate con la ricina. Inizialmente si era pensato ad una intossicazione alimentare subita dopo la cena di Natale ma a seguito di accertamenti, nel loro sangue sono state trovate tracce inequivocabili di ricina, un potentissimo veleno insapore e inodore.
Il mistero del marito: cosa è stato rilevato
A salvarsi dall’avvelenamento sarebbe stato il marito della donna, nonché padre della più giovane vittima. Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, era stato ricoverato anche lui per un malore all’indomani della cena in famiglia ma le analisi non avrebbero rilevato, stando all’alert vocale inviato dal Centro di Pavia, tracce di ricina nel suo sangue. Da qui il mistero attorno a lui. Anche per questo, come riferito dal Corriere della Sera, è stato chiesto che i campioni vengano riesaminati.
Gli investigatori diretti da Marco Graziano stanno studiando il caso e sono a lavoro per capire chi abbia potuto procurarsi la ricina. In questo senso sarebbe emersa l’ipotesi del dark web vista la difficoltà di trovare il veleno. Con ogni probabilità, il marito e l’altra figlia, non presente alla cena, saranno ascoltati dalle autorità per cercare di far emergere dettagli non ancora noti.