Marco Bergamo è ricordato come il “mostro di Bolzano”, condannato per cinque omicidi commessi tra il 1985 e il 1992 e morto in carcere nel 2017.
Ci sono vicende che restano impresse nella memoria di una città per anni, anche quando il tempo scorre e i processi si chiudono. Tra queste c’è quella di Marco Bergamo, noto come il “mostro di Bolzano”: condannato per cinque omicidi commessi tra il 1985 e il 1992, ha segnato la cronaca nera italiana. Una scia di sangue lunga sette anni, che colpì donne di età e provenienza diverse, lasciando però ovunque lo stesso clima di paura.
Le vittime di Marco Bergamo e i delitti che sconvolsero Bolzano
Il primo omicidio attribuito a Bergamo risale al 3 gennaio 1985. La vittima era Marcella Casagrande, una studentessa di appena 15 anni, sua vicina di casa, trovata uccisa nel suo appartamento. Pochi mesi dopo, il 26 giugno 1985, venne assassinata anche Anna Maria Cipolletti, 41 anni.
Dopo una lunga pausa, nel 1992 la scia riprese con altri tre delitti: Renate Rauch, 24 anni, trovata morta a gennaio; Renate Troger, 18 anni, uccisa a marzo; e infine Marika Zorzi, 19 anni, assassinata il 6 agosto 1992. Tutte le vittime furono colpite con un coltello, e proprio la ripetizione di quel metodo fu uno degli elementi che spinsero gli investigatori a collegare i casi.

I dettagli dei delitti resero il caso ancora più sconvolgente. Marcella Casagrande fu sorpresa in casa e colpita a coltellate. Anna Maria Cipolletti venne uccisa con numerosi fendenti nel monolocale dove riceveva i clienti. Nel 1992, Renate Rauch fu trovata senza vita in un parcheggio di Bolzano; Renate Troger venne ritrovata in un piazzale nei pressi di Campodazzo dopo essere stata accoltellata più volte; Marika Zorzi, infine, fu trovata lungo la strada del Colle dei Signori, colpita con estrema violenza. Fu proprio quest’ultimo delitto a stringere definitivamente il cerchio attorno a Bergamo.
L’arresto, la condanna e gli ultimi anni
Marco Bergamo fu arrestato il 6 agosto 1992, il giorno del suo 26° compleanno, dopo una caccia durata tutta la notte. Iniziňalmente ammise solo tre dei cinque omicidi, continuando a negare gli altri due. Nonostante questo, la Corte d’assise di Bolzano lo ritenne responsabile di tutti i delitti e l’8 marzo 1994 arrivò la condanna: quattro ergastoli e 30 anni di reclusione, pena poi diventata il segno definitivo di uno dei casi più cupi della cronaca italiana degli anni Ottanta e Novanta.
Bergamo è morto nel 2017, a 51 anni, mentre stava ancora scontando la pena nel carcere di Bollate, dopo un ricovero per una grave infezione polmonare. Anche per questo il suo nome continua a tornare quando si parla dei grandi serial killer italiani: non solo per il numero delle vittime, ma per il modo in cui quei delitti hanno segnato Bolzano e per l’immagine di un uomo apparentemente ordinario dietro una violenza rimasta impressa per decenni.