Francesca Caputo scomparve da Voghera il 12 dicembre 1996. Da allora il caso è rimasto segnato da dubbi e sospetti mai chiariti.
Ci sono storie che non si chiudono davvero mai. Quella di Francesca Caputo è una di queste. La donna sparì da Voghera il 12 dicembre 1996 e, da allora, il suo nome è rimasto legato a uno dei casi più discussi tra le scomparse italiane.
Attorno a quella notte sono emersi racconti diversi, piste mai confermate fino in fondo e un sospetto pesantissimo che negli anni ha continuato a tornare: quello di una fine violenta, mai dimostrata, che avrebbe cancellato ogni traccia.
Francesca Caputo: la notte della scomparsa e i dettagli che hanno alimentato i dubbi
Francesca Caputo viveva con il marito e i due figli in via Mazzini. Secondo la ricostruzione emersa nelle prime indagini, all’alba uscì di casa dopo che il marito era già andato al lavoro; l’uomo raccontò di averla lasciata sul divano mentre dormiva, per poi raggiungere la fonderia di Montebello della Battaglia molto presto, intorno alle 3.30-4 del mattino.
Addosso, secondo quanto ricostruito, Francesca avrebbe avuto un paio di fuseaux neri, un giaccone color ruggine, la borsetta con i documenti e pochi soldi, mentre fuori nevicava. Più tardi, fu uno dei figli ad avvisare il padre che la madre non era più in casa. Da quel momento, di lei non si seppe più nulla.

Proprio quelle prime ore hanno sempre concentrato i dubbi maggiori. Nei racconti successivi sono riemersi i rapporti tesi in famiglia e anche il fatto che Francesca Caputo, prima di sparire, si fosse informata sulla possibilità di una separazione, pur temendo di perdere l’affidamento dei figli perché non aveva un’autonomia economica. Per i familiari questo è sempre stato un punto decisivo: secondo loro era molto legata ai bambini e l’idea di una fuga improvvisa senza più un contatto non è mai sembrata convincente.
La pista della fonderia, le segnalazioni e il caso rimasto senza verità
I dettagli più inquietanti del caso ruotano attorno alla fonderia. Secondo i verbali richiamati anni dopo da vari media, quella notte il marito rimase da solo nell’impianto fino alle 6 del mattino e riferì anche di un problema a un forno, sul quale sarebbe intervenuto con un estintore. Ex colleghi parlarono poi di portoni aperti e di un odore anomalo percepito quella mattina.
A distanza di giorni, nella cenere vicino al forno furono repertate tracce ritenute utili dagli investigatori, poi analizzate senza arrivare a un risultato decisivo; il marito fu indagato per omicidio e distruzione di cadavere, ma la sua posizione venne infine archiviata.
La richiesta di riapertura del caso
Negli anni non sono mancate neppure le segnalazioni: Milano, Assago, Asiago, telefonate di un uomo che diceva di vivere con lei e perfino una chiamata interrotta di una donna che si presentò come Francesca Caputo. Nessuna di queste piste, però, ha mai portato a una svolta.
Nel 2021 e nel 2022 i familiari hanno chiesto di riaprire l’inchiesta puntando sulle nuove analisi genetiche, ma i reperti conservati in tribunale risultavano ormai danneggiati e poi smaltiti. È anche per questo che il caso di Francesca Caputo continua ancora oggi a colpire così tanto: perché, a quasi trent’anni di distanza, resta sospeso tra il sospetto di un delitto e l’assenza di una verità definitiva.