Una lettera di Marina Berlusconi in relazione al prossimo Referendum Giustizia. La figlia del compianto Cavaliere ha fatto chiarezza su diversi aspetti.
Mentre si moltiplicano i sondaggi in merito al prossimo Referendum Giustizia del 22-23 marzo 2026 per capire se possa essere avanti il “sì” oppure il “no”, ecco la lettera a Repubblica di Marina Berlusconi che ha voluto fornire una sua visione in merito all’importanza del voto ma soprattutto a cosa potrebbe accadere in un senso o in un altro.

La lettera di Marina Berlusconi sul Referendum GIustizia
Ha scelto una lettera a Repubblica per dire la sua sul prossimo Referendum Giustizia. Stiamo parlando di Marina Berlusconi che non ha certo fatto giri di parole per sottolineare l’importanza del voto del prossimo 22-23 marzo 2026. “Credo che la partita del referendum sia decisiva. E tocca a ciascuno di noi valutarne con serietà i pro e contro, senza usare i rispettivi schieramenti politici come scorciatoia e senza lasciarci distogliere da slogan che poco c’entrano”.
La Berlusconi ha quindi aggiunto: “Dobbiamo assolutamente riportare il dibattito sull’unica domanda che ha senso porsi: la riforma può davvero cambiarci meglio? Può davvero rendere la nostra giustizia più libera e credibile? Solo se riusciremo a interrogarci sul merito, potremo dare una risposta responsabile”. Successivamente il pensiero personale sul voto: “Come voterò, io penso sia chiaro. Quale sarà l’idea prevalente nel paese lo vedremo tra pochi giorni”.
Secondo la figlia del Cavaliere una eventuale vittoria del sì, non sarebbe una vittoria del padre ma di tutti gli italiani. “Di una cosa, però sono certa se dovesse vincere il sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre. Io penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani”.
Il bene comune e i rischi
Nella sua missiva, la donna ha quindi tenuto a sottolineare come “la giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l’avversario politico. Sembra, invece, che buona parte del dibattito ruoti attorno a una sola domanda, tanto semplice quanto fuorviante: e cioè se vogliamo una giustizia ‘di destra’ o ‘di sinistra’. Così il confronto finisce per irrigidirsi in contrapposizioni polarizzate, che impediscono di valutare in modo obiettivo il merito della riforma”.
Per Marina “il rischio è quello di votare più con la pancia che con la testa, perdendo di vista ciò che conta davvero: i valori dell’equità davanti alla legge e del giusto equilibrio tra i poteri, la credibilità delle istituzioni e la qualità della nostra stessa democrazia […]”. Nella conclusione della lettera, la Berlusconi ha invitato a non “lasciarci condizionare dal frastuono di un derby tra tifoserie”.