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Mario Giliberti, il caso irrisolto che sconvolse Torino nel 1958
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Mario Giliberti, il delitto di via Fontanesi e il mistero del killer “Diabolich”

camionetta della polizia

La storia di Mario Giliberti, giovane operaio Fiat ucciso a Torino nel 1958: il delitto di via Fontanesi, le lettere firmate Diabolich e un mistero rimasto senza colpevole.

Il nome di Mario Giliberti è legato a uno dei casi più inquietanti della cronaca torinese del dopoguerra. Un giovane arrivato dal Sud, il lavoro alla Fiat, una stanza modesta nel quartiere Vanchiglia e poi una morte brutale, rimasta senza una risposta definitiva.

Era il febbraio 1958 quando Giliberti, 27 anni, originario di Lucera, in provincia di Foggia, venne trovato senza vita nel piccolo alloggio di via Fontanesi 20, ricavato nel retrobottega di un vecchio laboratorio. Il suo corpo fu scoperto diversi giorni dopo l’ultima volta in cui era stato visto vivo. La scena raccontava una violenza feroce: il giovane era stato colpito con diciotto coltellate.

volante della polizia
volante della polizia – newsmondo.it

Mario Giliberti: il giovane operaio trovato morto in via Fontanesi

Mario Giliberti era uno dei tanti ragazzi arrivati a Torino negli anni del boom industriale. Cercava stabilità, lavoro, una possibilità diversa. Viveva in modo semplice, in una sistemazione di fortuna, mentre l’assunzione alla Fiat rappresentava per lui un passo importante.

Il ritrovamento del corpo trasformò subito quella stanza povera in una scena del crimine destinata a entrare nella memoria della città. Gli investigatori si trovarono davanti a un delitto complesso: non solo per la violenza dell’aggressione, ma anche per alcuni elementi che sembravano indicare una conoscenza tra vittima e assassino. Non risultavano infatti, secondo le ricostruzioni disponibili, segni evidenti di effrazione.

Attorno al caso nacquero ipotesi, sospetti e piste personali, ma nessuna riuscì a chiudere davvero il cerchio. Anche l’arresto di Aldo Cugini, ex commilitone di Giliberti finito al centro delle indagini, non portò a una condanna definitiva: l’uomo venne poi scagionato, lasciando il caso senza un colpevole accertato.

Le lettere firmate Diabolich e il mistero mai risolto

A rendere il delitto ancora più oscuro furono i messaggi attribuiti all’assassino. L’autore si firmava “Diabolich” e inviava lettere alla stampa e alla polizia, quasi a voler sfidare gli investigatori. In quei messaggi comparivano giochi di parole, indizi e riferimenti al luogo del delitto, elementi che alimentarono la paura e la curiosità dell’opinione pubblica.

Nel tempo, il nome Diabolich è stato spesso accostato anche alla nascita del celebre fumetto Diabolik, anche se questo legame va trattato come una suggestione culturale più che come una certezza assoluta. Il dato più solido resta un altro: Mario Giliberti fu ucciso e nessuno ha mai pagato per quel delitto.

A distanza di decenni, il caso di via Fontanesi rimane una ferita aperta nella cronaca italiana: la storia di un giovane operaio, di una città in trasformazione e di un assassino che volle trasformare un omicidio in una sfida pubblica.

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ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2026 13:00

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