L’ex Premier Mario Monti ha parlato del prossimo Referendum Giustizia sottolineando di avere intenzione di votare “no”.
Se da una parte Antonio Di Pietro ha spiegato avere intenzione di votare per il “sì” al prossimo Referendum sulla Giustizia previsto il 22-23 marzo 2026, dall’altra Mario Monti, ex Premier, al Corriere della Sera ha apertamente dichiarato di votare per il “no” motivando questa scelta nello spostamento degli equilibri del potere e non come volontà di “punire il Governo”.

Mario Monti e il Referendum Giustizia
Intervistato dal Corriere della Sera, in un lungo dialogo molto interessante di cui vi riportiamo solo brevi estratti, Mario Monti ha parlato del Referendum Giustizia sottolineando come ci sia “un testo” e “un contesto”. “Sul testo si è dibattuto in modo acceso e, a mio parere, non conclusivo. Si sono espresse per il Sì anche personalità con una cultura o militanza di sinistra; e hanno dichiarato di votare No anche personalità che, per cultura o militanza, sono considerate di destra. Questo sparigliamento secondo me è positivo: vuol dire che le appartenenze politiche non sempre prevalgono sui giudizi individuali”.
Monti ha spiegato come il suo voto non “sia guidato dall’intento di ‘premiare’ o ‘punire’ il governo” e anche per questo voterà “no”.
La spiegazione sul “no”
“Voterò sulla base di un criterio di solito trascurato, ma che mi pare di gran lunga il più importante. Questa riforma della giustizia – che secondo i più non avrebbe effetti rilevanti sull’efficienza della giustizia per cittadini e imprese – quali effetti avrebbe sullo Stato di diritto, nel momento storico che il mondo sta vivendo?”, ha detto Monti prima di dare una spiegazione ben precisa.
Secondo l’ex Premier questo Referendum, se passasse il “sì” andrebbe ad indebolire lo Stato di diritto. “Temo lo indebolirebbe. Per questo voterò No. Non per punire il governo, di cui ho più volte sottolineato certi meriti. Non per favorire le opposizioni, che solo in sé possono trovare la forza per presentare un’alternativa credibile. Ma ‘soltanto’ per una ragione che a me sembra molto più fondamentale: che l’Italia continui a stare dalla parte dello Stato di diritto, nella vita del Paese e nel sistema internazionale”.
Per Monti lo Stato di Diritto uscirebbe indebolito in caso di successo del “sì”. “L’unico effetto indiscutibile della riforma sarebbe di spostare l’equilibrio dei poteri tra l’esecutivo e il giudiziario, a favore del primo”, ha detto l’ex Premier.