L’ex centrocampista Massimo Ambrosini ha raccontato il dramma della malattia che gli ha radicalmente cambiato la vita.
Sono passati quattro anni dalla diagnosi che ha radicalmente cambiato la sua vita. Stiamo parlando di Massimo Ambrosini, storico ex centrocampista, che al Corriere della Sera ha raccontato la scoperta della malattia che ha modificato il suo approccio nel quotidiano. Nello specifico, l’ex giocatore ha visto suo figlio essere vittima di una patologia che lo accompagnerà per sempre.

Massimo Ambrosini: la diagnosi della malattia
Al Corriere della Sera, l’ex centrocampista anche del Milan, Massimo Ambrosini, oggi commentatore sportivo, ha raccontato di come, quattro anni fa, la sua vita e quella di tutta la sua famiglia sia radicalmente cambiata. Tutto per la malattia diagnosticata a suo figlio: il diabete di tipo 1. “Abbiamo capito presto che qualcosa non andava, i sintomi erano piuttosto chiari: Alessandro faceva continuamente la pipì, mangiava ma non cresceva… Basta una goccia di sangue per conoscere il valore della glicemia, così abbiamo dato un nome alla sua malattia: diabete di tipo 1″, ha raccontato.
La disperazione e l’importanza della ricerca
Ambrosini non ha nascosto di aver affrontato, almeno all’inizio, tutta la vicenda con “disperazione” insieme a sua moglie Paola. “È una parola forte, ma è quella che meglio disegna il sentimento che provi quando hai una diagnosi come quella che è stata comunicata a me e Paola. E non puoi sentirti se non disperato quando il destinatario di quelle parole è tuo figlio”. La coppia si è definita il “pancreas” del ragazzino dovendo, di fatto, provvedere a lui sotto diversi aspetti.
L’ex centrocampista ha raccontato di aver trovato grande sostegno anche nelle associazioni create da altri genitori con figli affetti da diabete, che gli hanno permesso di ritrovare la speranza e la serenità inizialmente perdute: “Solo chi è passato prima di te attraverso quei momenti bui può darti la forza e spiegarti che si può tornare a mangiare una pizza insieme, andare in vacanza e pensare a un futuro normale”. Da qui il sostegno alla Fondazione Italiana Diabete attraverso staffette benefiche e raccolte fondi.