Il mondo del giornalismo è in lutto: si è spento Gianni Clerici

Il mondo del giornalismo è in lutto: si è spento Gianni Clerici

Lo storico scrittore Gianni Clerici si è spento oggi all’età di 91 anni. Il mondo del giornalismo e del tennis lo piange.

Gianni Clerici, volto storico del giornalismo, del tennis e della letteratura, si è spento oggi all’età di 91 anni. Il giornalista è morto a Bellagio, sul Lago di Como. Il mondo del tennis e quello del giornalismo sono in profondo lutto, a causa della dipartita odierna di una delle figure più autorevoli mai esistite, per quanto riguarda il giornalismo, il tennis e la letteratura. Una penna in grado di raccontare lo sport come poche altre in Italia.

Il tennis secondo Clerici

Commemoriamo la firma di Repubblica ricordando le sue parole in merito allo sport che ha più amato in assoluto: il tennis. Nel suo ultimo libro, “Postumo in vita”, Gianni Clerici scriveva quanto segue sul suo sport preferito. “Ho passato una vita/a guardare una palla/divenuta nel tempo/da bianchissima gialla/rimbalzava leggera/lungo i prati di Wimbledon/risaliva dorata sopra i tigli di Auteil/nei tramonti vermigli/di stati affascinati/ che credevano che fosse/il campione il re/ma cosa resterebbe/della Divina e Tilden/di McEnroe e Martina/senza quella pallina/mi dicono persone/affaccendate colte/come hai fatto/a sprecare le tue doti native/per una vita vana/avranno ragione forse/ma a ciascuno tocca una sua religione”.

Tennis

Una religione. Questo è il modo in cui Clerici interpretava il tennis. Ma ogni religione ha i suoi seguaci, i suoi detrattori, e i suoi santi. E per lo storico giornalista, la divinità era sicuramente Roger Federer, descritto come un “superdotato” a livello tecnico. Eppure, Clerici non si soffermava solo sull’apparenza: scavando a fondo, la storica penna tristemente venuta a mancare oggi sottolineava “l’incredibile fragilità psichica” del campionissimo svizzero, venuta fuori attraverso le lacrime di Roger in seguito alla vittoria del Roland Garros del 2009. “Le ripetute lacrime di Federer, depurate da ogni sospetto di soap opera, hanno sottolineato anche per i più scettici una gioia che mai aveva esternato, ad eccezione forse del suo primo Wimbledon. E ci hanno aiutato a capire l’incredibile fragilità psichica contro la quale è costretto a battersi questo superdotato. Tipo che ammise, con me, di non aver letto Freud, quasi certamente per paura, prima che per insufficiente cultura. Un osservatore molto acuto, sensibile al talento e alla fragilità umana. Una grande perdita per tutti gli appassionati.