La storia del Mostro di Marsala: la scomparsa di Antonella Valenti, Virginia e Ninfa Marchese, le indagini di Cesare Terranova, la condanna di Michele Vinci e i dubbi mai cancellati.
Il 21 ottobre 1971 Marsala venne travolta da una delle pagine più dolorose della cronaca italiana. Tre bambine uscirono di casa per accompagnare a scuola una sorella e non fecero più ritorno. Erano Antonella Valenti, Virginia Marchese e Ninfa Marchese. La loro scomparsa trasformò in poche ore una normale mattina di provincia in un incubo collettivo.
Le ricerche coinvolsero forze dellāordine, cittadini e volontari. Per giorni campagne, strade e contrade furono battute nella speranza di ritrovare vive le tre piccole. Ma il 26 ottobre arrivò la prima scoperta: il corpo di Antonella venne trovato in contrada Rakalia, nei pressi di una scuola abbandonata. Il caso non era più soltanto una scomparsa, ma un delitto.

Mostro di Marsala: la scomparsa e il ritrovamento delle bambine
Le indagini furono coordinate dal giudice Cesare Terranova. Gli investigatori raccolsero testimonianze, seguirono la pista di una Fiat 500 blu e cercarono di ricostruire ogni movimento delle bambine. Un elemento divenne presto centrale: il nastro adesivo trovato vicino al corpo di Antonella, ritenuto compatibile con materiale usato in una cartotecnica della zona.
Il nome che emerse fu quello di Michele Vinci, zio di Antonella. Lāuomo lavorava proprio in quellāambiente e possedeva unāauto simile a quella indicata da alcune testimonianze. Le sue dichiarazioni furono confuse, contraddittorie, segnate da ammissioni e successive ritrattazioni.
Il 10 novembre vennero ritrovati anche i corpi di Virginia e Ninfa Marchese, in una cava abbandonata. La tragedia, giĆ enorme, assunse contorni ancora più inquietanti. Marsala si trovò davanti alla morte di tre bambine e a unāindagine piena di zone dāombra.
Michele Vinci, la condanna e le ombre rimaste
Michele Vinci venne processato e riconosciuto responsabile del triplice omicidio. In primo grado fu condannato allāergastolo; successivamente la pena venne ridotta. La giustizia indicò in lui il āMostro di Marsalaā, ma la vicenda non si chiuse mai davvero nella memoria pubblica.
Negli anni emersero dubbi sulla possibilità che Vinci avesse agito da solo. Le sue versioni cambiarono più volte. In carcere scrisse anche una ricostruzione in cui collegava il rapimento a un presunto movente mafioso legato al padre di Antonella. Una pista rimasta senza prova giudiziaria definitiva, ma sufficiente ad alimentare interrogativi.
Nel 1988 il caso tornò in televisione con Telefono Giallo. Lāanno successivo, Paolo Borsellino, allora procuratore a Marsala, riaprƬ gli accertamenti. Anche quella nuova fase, però, non portò a elementi decisivi e il caso venne richiuso.
Oggi il Mostro di Marsala resta una storia di dolore e veritĆ incompleta: tre bambine uccise, un colpevole indicato dalle sentenze e una lunga scia di domande su eventuali complicitĆ , moventi nascosti e responsabilitĆ mai chiarite fino in fondo.