Continua la guerra in Iran con Netanyahu che ha fatto capire la posizione di Israele dando aggiornamenti anche su Teheran.
Il conflitto in Medio Oriente continua con la guerra in Iran che ha visto nelle ultime ore la possibilità di un piano per la riapertura dello Stretto di Hormuz con l’impegno di sei Paesi europei. Intanto, a fornire aggiornamenti è stato il premier di Israele, Benjamin Netanyahu, che ha spiegato come Teheran, dopo 20 giorni, non sia più in grado di arricchire uranio e produrre missili balistici.

Guerra in Iran, Netanyahu sulla forza di Teheran
L’Iran “è più debole che mai” mentre Israele è una potenza regionale “e alcuni direbbero una potenza mondiale”. Sono state queste le parole con cui il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, parlando nel corso di una conferenza stampa, ha rivendicato l’attuale posizione di forza di Israele rispetto al nemico. Secondo Netanyahu, Teheran “non è più in grado di arricchire l’uranio” e non è più in grado di produrre missili balistici. “Israele sta aiutando, con mezzi propri, a riaprire lo Stretto di Hormuz”, ha aggiunto il premier di Israele, contribuendo agli “sforzi americani”.
La durata della guerra secondo il premier israeliano
Nel corso della stessa conferenza stampa, Netanyahu ha parlato anche di quella che potrebbe essere la durata della guerra: “Quanto tempo prenderà? Fino a che sarà necessario. In una mano teniamo la spada di Davide, e l’altra è tesa verso la pace. Chi ci porgerà la mano in segno di pace, la stringeremo. A chi ci attaccherà, toglieremo la mano”, ha replicato il premier.
Alcune risposte sono arrivate anche rispetto alle accuse mosse a Israele in merito all’aver coinvolto gli Usa: “Questa bufala che Israele avrebbe trascinato il presidente Trump… è ridicolo. Come ha detto Trump, c’è sempre un rischio quando si agisce, ma quando c’è una minaccia esistenziale, il rischio molto più grande è quando non si agisce. L’Iran stava spostando sottoterra il programma nucleare e sviluppando missili balistici intercontinentali. La gente dice: ‘ma non li aveva ancora’. Quando non si agisce subito il rischio è enorme”.