Sei Paesi, tra cui l’Italia, si sono dichiarati pronti a contribuire ad un piano per garantire la sicurezza della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.
Nelle scorse ore il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva parlato della possibilità di un intervento Onu per la riapertura dello Stretto di Hormuz, zona cruciale a livello economico-commerciale, condizionata dalla guerra in Iran e in Medio Oriente. In questo senso, ci sarebbe stata oggi la dichiarazione di intenti di ben sei Paesi, tra cui l’Italia, ad un piano per garantire la navigazione in sicurezza delle imbarcazioni.

Stretto di Hormuz: il piano per la riapertura
In relazione al conflitto in Iran e in tutto il Medio Oriente, il mondo intero sta provando a trovare una soluzione legata alla zona strategia dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale di gran parte delle rotte commerciali internazionali. In questo senso, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone si sono dichiarati pronti a contribuire a un piano internazionale per garantirne la sicurezza.
Lo si apprende da un comunicato ufficiale congiunto diffuso da Downing Street nel quale i Paesi coinvolti hanno condannato con fermezza gli attacchi, compresi quelli attribuiti a Teheran che hanno comportato la chiusura dello Stretto da parte dell’Iran.
I passaggi del comunicato dei sei Paesi
“Condanniamo nei termini più forti i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili incluse installazioni per il gas e il petrolio e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane”, si legge nel comunicato diffuso a nome dei leader dei sei Paesi citati dall’ufficio del premier britannico Keir Starmer. Nella nota, i firmatari si dicono “pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto” ed elogiano tutte “le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione preparatoria” di un’iniziativa rinviata apparentemente per il momento al futuro.
Non solo. I Paesi coinvolti hanno manifestato “profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto” in Medio Oriente. Successivamente, rivolgendosi diettamente a Teheran, i Pasi hanno sollecitato a “cessare immediatamente le sue minacce”, a mettere fine alla deposizione di “mine”, ad “attacchi e lanci di droni o a qualunque altro tentativo di blocco dello Stretto” e ad aderire “alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.