Riguardo la nuova sottovariante del Covid-19, Omicron 5, i due virologi si sono scontrati pesantemente. Cos’hanno detto?

Il Covid-19 è uno dei virus più discussi della storia dell’umanità. Dopo più di due anni e mezzo di pandemia, le nuove sottovarianti continuano a dare problemi: siamo lontanissimi dal dire addio al Covid, eppure ci siamo abituati a convivere con tale minaccia. Proprio riguardo quest’argomento, i due virologi più in vista d’Italia, Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco, hanno avuto un’accesa discussione a distanza. Scopriamo cos’hanno detto.

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Le parole di Bassetti

Omicron 5 come un’influenza? Per Bassetti, sì. Fondamentalmente penso che sia così, in alcuni casi anche meno. Abbiamo forme di raffreddore rinforzato, naso che cola e mal di gola. In 3-4 giorni massimo in un vaccinato questa forma si risolve”. Queste le parole di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del San Martino di Genova. Secondo Bassetti, siamo di fronte a una forma simil-influenzale, quindi molto contagiosa, ma se osserviamo i dati delle ospedalizzazioni nei Paesi dove BA.5 è già passata non si sono alzati, si è ricoverata pochissima gente”.

Ci dobbiamo abituare a vedere situazioni come quella che stiamo vivendo oggi, ovvero l’aumento dei contagi, le avremo sempre – afferma Bassetti – Dopo di che, è utile indicare ogni giorno in Italia chi è positivo a un tampone? No. Creiamo solo insicurezza. Abbiamo le armi per affrontare questa infezione e dobbiamo guardare avanti.

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Il commento di Pregliasco

“È vero, la gran parte della replicazione” delle sottovarianti di Omicron, come Omicron 5, “avviene nelle prime vie aeree, ma questo virus non si è ancora completamente raffreddorizzato. Ci sono anche casi di polmonite e di polmonite interstiziale, da ciò non è assolutamente da sottovalutare. Queste le parole di Fabrizio Pregliasco, docente all’università Statale di Milano.

Per il docente, il paragone con una semplice influenza è un “messaggio distraente”. Rispetto al quadro attuale del Covid, per Pregliasco, “siamo di fronte a un normale, tendenziale adattamento evoluzionistico. Una serie di mutazioni che vanno in una direzione vantaggiosa, di un quadro clinico in generale più tranquillo, però grazie anche – e dobbiamo dirlo – al contributo della vaccinazione, del gran numero di soggetti vaccinati”.

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ultimo aggiornamento: 20-06-2022


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