Paolo Maldini sul coronavirus: "Non è una normale influenza"

Maldini e il coronavirus: “Non è una normale influenza”

Paolo Maldini sul coronavirus: “Conosco il mio corpo, non è una normale influenza. Il calcio? Doveva fermarsi prima…”.

Intervenuto ai microfoni de il Corriere della Sera, Paolo Maldini ha parlato della sua esperienza del coronavirus. Il dirigente rossonero, così come suo figlio Daniel, nei giorni scorsi era risultato positivo al COVID-19.

Paolo Maldini e il coronavirus: “Non è una normale influenza, io conosco il mio corpo…”

Nella prima parte della sue intervista al CorSera Paolo Maldini ha parlato della sua personale esperienza del Coronavirus. Il dirigente del Milan ha contratto il virus e ha voluto raccontare le sue emozioni e le sue sensazioni.

“Il peggio è passato. Ho ancora un po’ di tosse. Secca, come sente. Ho perso gusto e olfatto, speriamo tornino. È stata come un’influenza un po’ più brutta. Ma non è una normale influenza“.

“Guardi, io conosco il mio corpo. Un atleta conosce se stesso. I dolori sono particolarmente forti. E poi senti come una stretta al petto… È un virus nuovo. Il fisico combatte contro un nemico che non conosce”.

Lo storico capitano del Milan ha poi parlato del tampone e di quando si è sottoposto al test.

“All’inizio non è stato possibile, perché i miei sintomi per quanto forti potevano essere quelli di una normale influenza. Poi ho scoperto che un amico, che avevo incontrato il 23 febbraio, era positivo, come un’altra persona che lavora con me. Non sappiamo chi ha iniziato la catena”.

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“Giocare a porte aperte Liverpool-Atletico è stata una follia, il calcio doveva fermarsi prima”

Nel corso della sua intervista Paolo Maldini ha parlato anche di calcio, per quanto possibile. La convinzione del dirigente rossonero è che il mondo del pallone si sarebbe dovuto fermare molto prima.

“Già giocare a porte chiuse è una violenza, per i tifosi e per i calciatori. Giocare a porte aperte Liverpool-Atletico, con 4mila tifosi madrileni sugli spalti, quando già si sapeva che Madrid era un focolaio, è stata una follia. Quando si è giocata Atalanta-Valencia l’allarme non era ancora scattato, ma ora sappiamo che quella serata è una delle cause del focolaio di Bergamo”.

Infine una riflessione sul campionato, rimasto in sospeso con tre squadre in corsa per il titolo e una grande incognita. Non è ancora chiaro se e quando la Serie A potrà riprendere.

Un finale di campionato ci deve essere, e ci sarà. Ma quando non possiamo dirlo ora. Capisco che per la gente sarebbe uno svago prezioso. Ma nel calcio è impossibile non soltanto giocare, ma pure allenarsi senza contatto. E poi è giusto mettere tutte le squadre sullo stesso piano. Alcune, come la Sampdoria, sono più colpite. Sono positivi alcuni tra i giocatori più rappresentativi della Juve”.

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ultimo aggiornamento: 25-03-2020

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