I parcometri nascono negli USA negli anni Trenta; oggi sono quasi tutti digitalizzati e offrono diverse modalità di pagamento.

I parcometri (termine di recente diffusione con il quale si indicano i ‘parchimetri‘) sono dispositivi per il controllo della durata della sosta su aree pubbliche. Inventato da un giornalista statunitense nei primi anni Trenta, il parcometro arriva in Italia tra gli anni Ottanta e Novanta. La rudimentale tecnologia iniziale si è evoluta nel corso del tempo fino a mettere a disposizione degli utenti dispositivi sempre più sofisticati, in grado di offrire un servizio diversificato e modalità di pagamento telematico.

Come funziona il parcometro

In genere, i dispositivi più moderni sono costituiti da un apparato alloggiato all’interno di una colonnina (che può variare per forma, dimensione e materiale di costruzione) installata nelle immediate vicinanze dell’area di sosta. Al giorno d’oggi godono di grande diffusione i parcometri multi stallo, ovvero quei dispositivi che singolarmente servono più stalli di sosta e che hanno rimpiazzato con il passare del tempo i parchimetri singoli (cioè uno per ogni stallo di sosta).

Pur avendo conformazioni diverse, i parcometri di moderna concezione presentano alcuni elementi fondamentali ricorrenti: un display elettronico (dove vengono visualizzate le informazioni relative al pagamento ed alla durata del periodo di sosta) e una tastiera o una pulsantiera per finalizzare la procedura di pagamento mediante l’emissione del tagliando (o ‘ticket’).

I parcometri, per poter essere installati e messi in funzione, devono prima ottenere l’omologazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, come si legge al comma 5 dell’Articolo 7 del Codice della Strada: “Le caratteristiche, le modalità costruttive, la procedura di omologazione e i criteri di installazione e di manutenzione dei dispositivi di controllo di durata della sosta sono stabiliti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti“.

Lo stesso articolo (comma 1, paragrafo ‘f”)- relativo alla regolamentazione del traffico urbano – stabilisce che i comuni possono istituire “previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”.

I parcometri sono di fatti destinati – oltre a regolamentare l’utilizzo del suolo pubblico per la sosta dei veicoli – ad impedire l’esercizio abusivo dell’attività di parcheggiatore o guardamacchine. Tali attività, infatti, costituiscono un reato, stando al comma 15-bis dell’articolo 7 del codice stradale: “Coloro che esercitano abusivamente, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare abusivamente l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 3.500. Se nell’attività sono impiegati minori, o nei casi di reiterazione, la sanzione amministrativa pecuniaria e’ aumentata del doppio. Si applica, in ogni caso, la sanzione accessoria della confisca delle somme percepite“.

Modalità di pagamento e tariffe parcometri

Per ciò che concerne il pagamento, i parcometri devono essere attrezzati in modo tale da poter ricevere sia pagamento in contante (ovvero con monete e/o banconote) sia per via telematica. Nel primo caso, di solito vengono elencati i formati accettati dal dispositivo (certe monete troppo ‘piccole’ o alcuni tagli di banconota troppo ‘grandi’ potrebbero non rientrare nel novero del contante accettabile dal parchimetro) e, eventualmente, c’è una dicitura che informa il cliente se il dispositivo eroga il resto oppure no.

Parcometri
Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/92106463@N08/8363420457

Nel secondo caso, i parcometri devono essere dotati di bancomat o di un sistema che permetta all’utente di effettuare il pagamento mediante una tessera ricaricabile o altre modalità, come ad esempio tessere usa e getta, tessere attive in specifici circuiti locali di pagamento o pagamento tramite Telepass.

Le tariffe di parcheggio variano – e anche di molto – in base alle disposizioni dei singoli comuni. In genere vengono definite su base oraria, con le modalità più disparate: talvolta la tariffa resta fissa, talvolta aumenta dopo un primo tempo di sosta (trenta o sessanta minuti). Spesso il costo del parcheggio varia in base alle ore della giornata (esempio: gratis dopo mezzanotte) od al giorno stesso (feriale o festivo).

Una volta pagata la somma necessaria ad acquisire il diritto di sosta, il parcometro emette il tagliando – che indica la durata del periodo di parcheggio – da esporre in maniera ben visibile sul cruscotto dell’auto, così da permettere agli ausiliari del traffico di verificare la legittimità della sosta in quella determinata area. Alcuni dispositivi più recenti prevedono l’inserimento del numero della targa del veicolo (parcometri con targa) magari da abbinare all’identificativo dell’area di sosta per cui si paga la tariffa, e rendono di fatti opzionale l’esposizione del tagliando emesso.

Nel caso in cui si effettui la sosta del veicolo in area pubblica subordinata al pagamento di una tariffa senza pagare il parcheggio si va incontro ad una sanzione amministrativa. Esiste, però, una casistica in cui il verbale di accertamento può essere annullato. A confermarlo è la sentenza 1079/2017 emessa dal Giudice di Pace di Firenze Sonia Salerno.

La sentenza accoglie con esito favorevole il ricorso avverso alla multa comminata all’avvocato Francesco Falco, sanzionato per non aver pagato la sosta in via Puccinotti. In breve, il soggetto è stato sanzionato mentre si recava al bar per cambiare una banconota così da poter pagare il parcheggio in moneta, dal momento che il dispositivo presente in zona non era dotato di bancomat. L’avvocato ha deciso di impugnare la sanzione e fare ricorso ottenendo l’annullamento del verbale.

Il motivo è presto detto: il comma 901 della Legge di Stabilità del 2016 stabilisce che i dispositivi per il controllo della sosta nelle aree urbane devono essere dotati di sistemi volti a consentire il pagamento telematico del parcheggio. I parcometri senza bancomat possono essere considerati illegittimi, a meno che l’ente che li gestisce (nel caso specifico, il Comune di Firenze), non produca un atto che documenti l’impossibilità tecnica di dotare i dispositivi di un sistema di ricezione del pagamento telematico. Dal momento che il Comune non ha potuto addurre alcuna motivazione per derogare alla normativa vigente, il ricorso ha avuto esito positivo e il Giudice di Pace ha annullato la sanzione.

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/tosoliniorainformatica/8450256696

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ultimo aggiornamento: 28-04-2018


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