Chi ha lavorato prima dei 18 anni può ottenere una maggiorazione contributiva: ecco quando vale davvero per la pensione anticipata.
Cominciare a lavorare molto presto può sembrare un vantaggio automatico in chiave pensione, ma non sempre le regole previdenziali consentono di uscire prima dal lavoro. Sul tema dei lavoratori precoci si fa spesso confusione, perché da una parte c’è la misura nota come Quota 41, dall’altra esiste la maggiorazione dei contributi accreditati prima dei 18 anni. Sono però due strumenti diversi, con requisiti differenti, e non basta aver iniziato a lavorare da minorenne per ottenere subito la pensione anticipata.

Quota 41 per i precoci non spetta a tutti
La prestazione INPS dedicata ai lavoratori precoci richiede almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima dei 19 anni e, soprattutto, l’appartenenza a precise categorie tutelate. Sul portale dell’Istituto viene infatti chiarito che il beneficio riguarda solo chi, oltre al requisito anagrafico-contributivo, si trova in particolari condizioni: disoccupazione dopo la fine della NASpI, invalidità civile almeno al 74%, assistenza da caregiver oppure svolgimento di attività gravose o usuranti. Inoltre il requisito contributivo resta fissato a 41 anni per chi perfeziona le condizioni entro il 31 dicembre 2026.
Questo significa che l’aver lavorato molto giovane non apre da solo la porta a Quota 41. Chi non rientra in una delle categorie previste dalla legge non può usare questa via di uscita anticipata, anche se ha accumulato contributi prima della maggiore età. È proprio qui che nasce l’equivoco più comune: essere “precoce” nel linguaggio comune non coincide automaticamente con il diritto previdenziale alla misura INPS.
La maggiorazione prima dei 18 anni esiste, ma non vale per tutti
La legge n. 335 del 1995 prevede che, nel sistema contributivo, la contribuzione accreditata per periodi di lavoro precedenti al compimento dei 18 anni sia moltiplicata per 1,5 ai fini del computo dell’anzianità. L’INPS ha richiamato questa regola nelle proprie istruzioni operative, specificando però che si tratta di un beneficio collegato ai trattamenti liquidati con il sistema contributivo. In concreto, la possibilità interessa i lavoratori con primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996, cioè i cosiddetti contributivi puri.
Per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, quindi nel sistema retributivo o misto, questa maggiorazione non diventa uno strumento utile per anticipare automaticamente il pensionamento ordinario. E va ricordato che, nel 2026, la pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con una finestra di tre mesi dalla maturazione del requisito. In altre parole, il lavoro da minorenne può valere di più solo in casi specifici: non è un bonus generalizzato e non consente a tutti di lasciare subito il lavoro.