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Pensioni, assegni più bassi e ritardi: gli errori da non commettere per evitare problemi
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Pensioni, assegni più bassi e ritardi: gli errori da non commettere per evitare problemi

Pensione

Dall’estratto conto contributivo non controllato alla domanda presentata tardi, ecco gli errori più comuni che possono pesare sulla pensione.

Andare in pensione non dipende soltanto dall’età o dagli anni lavorati. Spesso a fare la differenza sono errori molto più pratici: contributi mancanti mai segnalati, periodi sparsi tra più gestioni lasciati “fermi”, strumenti non valutati in tempo e regole sulla decorrenza date per scontate. Il risultato può essere doppio: un assegno più basso del previsto oppure un’uscita dal lavoro più lontana di quanto si pensasse.

pensione risparmi soldi monete
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I controlli trascurati che possono pesare sull’importo della pensione

Uno degli errori più comuni è non controllare con regolarità l’estratto conto contributivo. L’INPS lo definisce il documento che elenca tutti i contributi registrati a favore del lavoratore, compresi quelli da lavoro, figurativi, volontari e da riscatto. Attraverso il servizio “La mia pensione futura”, inoltre, è possibile non solo simulare data e importo stimato della pensione, ma anche comunicare all’Istituto eventuali periodi mancanti tramite la funzione di segnalazione contributiva. Ignorare questi controlli può voler dire accorgersi troppo tardi di buchi contributivi o accrediti incompleti.

Un altro passo falso frequente riguarda chi ha versato contributi in più gestioni e non verifica se può usare strumenti come cumulo o totalizzazione. L’INPS chiarisce che il cumulo consente gratuitamente di utilizzare la contribuzione presente in varie gestioni per ottenere un’unica pensione, mentre la totalizzazione permette di sommare periodi versati in casse, fondi o gestioni diverse ed è anch’essa gratuita. Lasciare questi contributi scollegati, o non dichiararli correttamente nella domanda, può incidere sia sul diritto sia sulla misura della pensione.

C’è poi il capitolo degli strumenti da valutare prima della domanda. Il riscatto della laurea serve a valorizzare ai fini pensionistici il periodo del corso di studi, mentre la cosiddetta pace contributiva ha consentito, per il biennio 2024-2025, di riscattare fino a cinque anni di periodi non coperti da contribuzione. In alcuni casi esistono anche i contributi volontari, ma qui serve attenzione: non sempre contano allo stesso modo per tutte le vie di accesso alla pensione.

Le regole ignorate che possono far slittare la decorrenza

Molti lavoratori danno per scontato che la pensione parta automaticamente appena raggiunti i requisiti, ma non è così. Sia per la pensione di vecchiaia sia per quella anticipata, l’INPS parla di prestazioni erogate su richiesta e la domanda va presentata online, tramite contact center o patronato. Per la pensione di vecchiaia, in generale, la decorrenza scatta dal primo giorno del mese successivo al perfezionamento dei requisiti o, se la domanda arriva dopo, dal mese successivo alla presentazione.

Per la pensione anticipata c’è poi un altro errore molto diffuso: dimenticare la cosiddetta finestra. L’INPS ricorda che il diritto alla prima decorrenza utile si consegue trascorsi tre mesi dalla maturazione dei requisiti contributivi, con regole particolari in alcuni comparti. In più, per chi rientra nel sistema contributivo puro, l’uscita anticipata a 64 anni richiede almeno 20 anni di contribuzione effettiva, con esclusione della contribuzione figurativa, e la contribuzione volontaria non viene valutata per questa specifica via di accesso. Dal 2026, inoltre, è stata abrogata la norma che permetteva di usare le rendite della previdenza complementare per raggiungere la soglia minima richiesta per la pensione anticipata o di vecchiaia nel sistema contributivo: affidarsi a quella vecchia regola oggi può quindi portare a fare calcoli sbagliati.

Il quadro, peraltro, diventerà ancora più delicato nei prossimi anni, perché l’INPS ha già comunicato l’aumento graduale dei requisiti dal 2027 e dal 2028. Proprio per questo, arrivare alla pensione senza aver controllato posizione contributiva, finestre e canale corretto di uscita rischia di trasformarsi in un errore costoso, sia in termini di tempo sia di importo mensile.

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ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2026 9:30

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