L’analisi di Romano Prodi sul centrosinistra e la necessità di trovare una quadra per andare al Governo con una proposta seria.
Molto spesso Romano Prodi è stato chiamato in causa negli ultimi mesi per parlare di cosa servirebbe al centrosinistra per affondare il colpo e battere l’attuale Governo di Giorgia Meloni. Adesso, il professore, in una intervista a La Stampa, ha dato alcuni suggerimenti sottolineando come dovrebbero muoversi Elly Schlein, leader del Pd, e Giuseppe Conte, numero uno del Movimento 5 Stelle.

Prodi tra passato e presente: cosa serve al centrosinistra
In una interessante intervista a La Stampa, Romano Prodi ha fatto un parallelo tra il passato e il presente sottolineando cosa accadde a suo tempo con l’Ulivo con la storica vittoria su Berlusconi: “Questi 30 anni non sono passati, come si suol dire, in un attimo. Mi sembra proprio che sia trascorso un secolo! Non bisogna fissarsi sul passato e neppure rimpiangerlo. La storia non si ripete mai e tuttavia oggi si ripropone la stessa urgenza: una coalizione capace, come fece l’Ulivo, di suscitare un’ondata popolare di partecipazione, una coalizione che sia in grado di offrire un’idea di Paese. Questo ancora non c’è […]”.
Il consiglio a Schlein e Conte
Secondo Prodi “si deve partire dalle cose che è necessario fare. Impegnandosi a non seguire il cattivo esempio del centrodestra”. A precisa domanda sul fatto che la sinistra sia più impegnata a sottolineare gli errori della Meloni rispetto al costruire un programma serio: “Quando non si ha un programma, si aspetta l’errore. E la maggioranza di errori ne ha fatti tanti. Ciò detto, davanti all’ultimo assalto di Trump, ha fatto bene Schlein a esprimere un sentimento di orgoglio di unità nazionale. Senza riserve”.
Il professore ha quindi dato un suggerimento ai due leader del centrosinistra: “Anche oggi servirebbe un’ondata popolare. La democrazia è richiamo al popolo […]”. E ancora: “Sa qual è il dramma delle coalizioni? Se, secondo le analisi demoscopiche, un partito della coalizione perde voti, scatta il disimpegno e la coalizione si sfascia. Quando Bertinotti prese atto che il governo andava bene, ma il suo partito perdeva consensi, mise in crisi il governo. E lo fece per il successo del governo, non per l’insuccesso. Ecco perché l’idea di un programma per il futuro dell’Italia deve avere la precedenza. Altrimenti ogni partito vorrà sempre la sua remunerazione, a costo di mettere in crisi il governo”, ha concluso Prodi nella sua analisi a La Stampa.