Durante una manifestazione a Genova, immagini con Giorgia Meloni e ministri nel mirino scatenano polemiche. Ecco cosa è successo.
Ancora immagini contro Giorgia Meloni. Negli ultimi mesi, le manifestazioni giovanili si sono moltiplicate in diverse città italiane. A Genova, come in altre metropoli, gli studenti sono tornati in piazza per protestare contro le politiche scolastiche e il crescente impegno militare dell’Unione Europea. Le manifestazioni, in teoria pacifiche, si sono però caricate di simboli e messaggi che stanno facendo discutere l’opinione pubblica.

Immagini shock: politici nel mirino
Il contesto era quello di una protesta studentesca organizzata da gruppi di sinistra, in particolare legati all’organizzazione OSA, attiva in ambito universitario e scolastico. Il corteo ha attraversato le vie del centro, gridando slogan contro il governo e contro le spese militari, ma ciò che ha realmente acceso la miccia del dibattito pubblico sono stati alcuni gesti compiuti da un gruppo di manifestanti a piazza Corvetto.
In mezzo alla folla sono comparsi dei cartelloni raffiguranti Giorgia Meloni, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Su ognuno di questi volti era stato disegnato un mirino rosso, come a volerli identificare come bersagli. Le immagini non solo sono state esposte, ma sono diventate oggetto di lancio di uova, arance e altri oggetti da parte dei manifestanti.
Il gesto ha sollevato un’ondata di indignazione bipartisan. Sui social, Forza Italia ha rilanciato le immagini parlando di “sinistra che odia”, mentre diversi esponenti della maggioranza e dell’opposizione hanno chiesto di abbassare i toni e denunciare ogni forma di incitamento alla violenza.
Il confine tra dissenso e odio
La protesta, nata come espressione del disagio studentesco, ha finito per trasformarsi in un episodio che molti definiscono inquietante. Quando la critica politica assume forme così grafiche e aggressive, il rischio è che il messaggio venga completamente oscurato dal metodo.
Quello che doveva essere un momento di riflessione e protesta sulle politiche educative e militari si è trasformato in una vicenda che riapre il dibattito sul linguaggio dell’odio e sui limiti della libertà d’espressione.