Nuovo vertice del Centrosinistra, chiamato a fornire un nome per la corsa al Quirinale. Il no di Berlusconi e le frizioni nel Centrodestra possono essere un vantaggio.

Dopo il lungo e tortuoso vertice del Centrodestra, al termine del quale Silvio Berlusconi ha ritirato la sua candidatura rinunciando alla corsa al Colle, i leader del Centrosinistra si riuniscono alla Camera, insieme con i capigruppo, questa volta per arrivare ad un nome di bandiera, ossia ad un candidato da proporre alla coalizione di Centrodestra.

Enrico Letta
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Quirinale, il vertice del Centrosinistra: Letta, Conte e Speranza cercano un candidato condiviso

In occasione del primo vertice, Speranza, Letta e Conte erano arrivati di fatto ad una sola conclusione: no a Silvio Berlusconi Presidente della Repubblica. Ora, alla vigilia della prima votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica, serve evidentemente un passo in avanti. Oltre ai veti servono proposte sulle quali ragionare con il Centrodestra.

La posizione di Pd, M5S e LeU è chiara: il Centrodestra non ha i numeri per potersi definire una maggioranza influente, quindi non ha alcun diritto di prelazione sul Quirinale. Il passo indietro di Berlusconi e le tensioni nel Centrodestra sembrano aver indebolito la coalizione proprio a poche ore dalla prima votazione.

Nella dichiarazione congiunta diramata da Conte, Speranza e Letta al termine del vertice si legge che i leader accolgono con soddisfazione la notizia del passo indietro di Silvio Berlusconi.

Per quanto riguarda il candidato di bandiera del Centrosinistra, il nome che circola con insistenza dalla serata del 22 gennaio è quello di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio con un passato da Ministro nel governo tecnico guidato da Mario Monti.

Scheda bianca alla prima votazione

Non si esclude che in occasione della prima votazione il Centrosinistra opti per la scheda bianca. La decisione definitiva sarà presa solo in occasione della riunione in programma per il 24 gennaio, prima dell’inizio della prima votazione.

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Mario Draghi ancora in corsa per il Colle alla vigilia della prima votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica

Al momento la grande incognita è rappresentata da Mario Draghi. La sua candidatura è ancora forte nonostante Berlusconi abbia indicato la linea chiedendo che resti a Palazzo Chigi. Tradotto, la proposta è quella di non votarlo.

Il grande paradosso della candidatura di Draghi è che nessuno ha validi motivi per mettere un veto sul suo nome ma nessuno sembra volerlo davvero al Colle, questo per paura che con trasferimento del premier da Palazzo Chigi al Quirinale il governo possa indebolirsi al punto di cadere. Quindi si andrebbe alle elezioni anticipate. Ma fino al voto la gestione del Paese potrebbe essere affidata ai tecnici. E quelli che seguono sono mesi di cruciale importanza sia per quanto riguarda la gestione della pandemia che per quanto riguarda il Pnrr. Quindi meglio avere un ruolo in un governo di larghe intese piuttosto che rimanere fuori dai giochi in attesa delle prossime elezioni. E ad oggi, e questo sembra essere il grande problema, non sembra esserci un sostituto di Draghi in grado di garantire la tenuta del governo.

C’è poi un problema di carattere politico. Per sostituire Draghi si dovrebbe scegliere un premier tecnico, questo per garantire il giusto equilibrio nell’esecutivo. Questo significherebbe avere un tecnico a Palazzo Chigi e uno al Quirinale. Di fatto la politica uscirebbe ridimensionata da questo passaggio cruciale.

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ultimo aggiornamento: 23-01-2022


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