L’attentato subito, le polemiche su Report e la scelta di pubblicare un libro: Sigfrido Ranucci si racconta a tuttotondo.
Nelle scorse settimane aveva parlato apertamente di una strana sensazione in merito alle tensioni attorno a Report, trasmissione da lui condotta. Adesso Sigfrido Ranucci ha avuto modo di raccontarsi in una interessante intervista al Corriere della Sera nella quale ha parlato delle sue paure ma anche del modo in cui le affronta. Non solo. Curioso anche un passaggio in merito alle oltre duecente querele ricevute.

Sigfrido Ranucci: dal libro alla paura costante nella sua vita
Nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, anche per promuovere il suo libro ‘Navigare senza paura’, edito da Ape Junior, un’opera per orientarsi nella complessità del mondo digitale, Sigfrido Ranucci ha avuto modo di parlare della sua vita e del suo lavoro che negli anni lo ha portato a vivere situazioni di grande tensione.
Ranucci, conduttore di Report, vittima nei mesi scorsi di un attentato, ha ammesso di convivere con la paura ogni giorno. Un clima che ormai da anni lo ha portato a vivere sotto scorta: “La paura ce l’ho, l’ho sempre avuta. È un sentimento con cui convivo, ed è un sentimento che secondo me è importante perché in qualche modo mi tutela, ma tutela anche le persone care che mi stanno vicine”.
E sul come affronti tutto questo: “Il problema è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare. Se non hai coscienza della paura, il coraggio si trasforma in incoscienza”, ha dichiarato il giornalista.
Le querele ricevute e le attenzioni politiche
Tra i vari passaggi dell’intervista al Corriere, di cui vi riportiamo solo degli estratti, Ranucci ha raccontato di aver ricevuto oltre 200 querele: “Si sopravvive cercando faticosamente di dimostrare ancora una volta che avevi ragione, perché attraverso la credibilità passa tutto il mio lavoro e quello della squadra”, ha detto, ammettendo di non aver ancora perso una causa in questo senso.
Parole importanti da parte di Ranucci anche sul mondo politico: “Se qualcuno mi è stato vicino mostrandomi empatia? Nella maggior parte dei casi i politici ti stanno vicino nell’immanenza, non tanto perché credono in quello che fai, ma perché quello che hai detto può essere strumentale e funzionale ai loro scopi. Quindi la vicinanza politica la prendo per quella che è. Chi mi odia invece è chiaro, basta andare a vedere il numero di interrogazioni parlamentari nei miei confronti”, ha detto.