La vicenda di Roberto Succo, il giovane di Mestre che uccise i genitori, evase dall’ospedale psichiatrico giudiziario e fu collegato a una lunga scia di delitti tra Italia, Francia e Svizzera.
La storia di Roberto Succo è una delle più inquietanti della cronaca nera italiana ed europea degli anni Ottanta. Nato a Mestre nel 1962, divenne tristemente noto prima per l’uccisione dei genitori e poi per una lunga fuga segnata da omicidi, aggressioni, sequestri e violenze attribuitegli soprattutto in Francia.
Il primo delitto avvenne nel 1981, quando Succo aveva 19 anni. In casa, a Mestre, uccise la madre e il padre, Nazario Succo, appartenente alla Polizia di Stato. Dopo il duplice omicidio venne arrestato e dichiarato incapace di intendere e di volere. Per questo non fu giudicato con un processo ordinario, ma internato in un ospedale psichiatrico giudiziario.

Roberto Succo: dal delitto dei genitori alla fuga dall’ospedale psichiatrico
Durante l’internamento, Succo riuscì a ottenere un regime di maggiore libertà. Secondo le ricostruzioni, studiò, apparve più stabile e venne autorizzato a uscire per seguire un percorso universitario. Nel 1986, però, non rientrò più: da quel momento iniziò una latitanza che lo avrebbe portato fuori dall’Italia.
In Francia, Succo visse sotto false identità, usando nomi come Kurt o altre varianti. La polizia faticò a collegare subito i vari episodi a un’unica persona. Per mesi si parlò di un uomo misterioso, violento, capace di spostarsi rapidamente tra il Sud della Francia, la Savoia e la Svizzera. La stampa lo ribattezzò “killer dagli occhi di ghiaccio”, “uomo in mimetica” e “assassino della luna piena”.
La caccia all’uomo e la morte in carcere
Tra il 1987 e il 1988, a Succo furono collegati diversi delitti e aggressioni. Le ricostruzioni francesi indicano tra le vittime anche il poliziotto André Castillo, ucciso nei pressi di Aix-les-Bains, la giovane France Vu-Dinh, il medico Michel Astoul, Claudine Duchosal e l’ispettore Michel Morandin, ucciso a Tolone. Su questi episodi è necessario usare prudenza: Succo morì prima di un processo completo, e quindi non tutte le responsabilità ebbero una definizione giudiziaria piena.
L’identificazione arrivò anche grazie alla testimonianza di una ragazza che lo aveva conosciuto. Arrestato in Italia nel 1988, Succo divenne protagonista di una scena rimasta impressa: salì sul tetto del carcere di Treviso, parlò davanti a giornalisti e forze dell’ordine, poi cadde nel vuoto, rimanendo ferito.
Trasferito nel carcere San Pio X di Vicenza, venne trovato morto il 23 maggio 1988. Aveva 26 anni. Secondo le ricostruzioni, si suicidò soffocandosi con una busta di plastica e una bomboletta di gas. La sua vicenda avrebbe poi ispirato anche opere teatrali e cinematografiche, ma prima di tutto resta la storia reale di una scia di violenza rimasta, per molte famiglie, senza una vera giustizia processuale.